A che punto siamo nella battaglia contro il virus dell'HIV? Nella miseria e insensatezza della guerra, che genera vittime innocenti, la notizia della strage dell'aereo civile, il Boeing 777 della compagnia Malaysia Airlines, abbattuto nei cieli dell'Ucraina porta anche un riferimento all'impegno contro l'Aids per alcuni componenti dei passeggeri morti.

Tra i 289 uccisi, da un missile terra-aria nella guerra civile tra filorussi ed esercito regolare ucraino, c'erano sei ricercatori diretti alla ventesima conferenza mondiale sull'Aids in Australia.

Tra questi Joep Lange, ricercatore olandese pioniere nella lotta all'AIDS, -ex presidente della Società internazionale sull'Aids organizzatrice della conferenza- e Glenn Thomas, membro dell'Oms (l'Organizzazione Mondiale della Sanità).

La ventesima Conferenza Internazionale sull'Aids che si svolge a Melbourne dal 20 al 25 luglio 2014, farà il punto sulla ricerca nella lotta all'Aids. Nell'ultimo convegno mondiale svolto lo scorso anno a Washington, gli scienziati avevano dichiarato di essere ormai vicini alla fine dell'epidemia.

E' veramente così?

Dei buoni risultati si sono certamente ottenuti: oggi ci sono 34 milioni di persone che vivono il contagio del virus come se fosse una malattia cronica. I progressi delle terapie antivirali sono riusciti a trasformare l'infezione da HIV in una malattia con cui si può convivere. Oggi un giovane con l'infezione da HIV ha un'aspettativa di vita di oltre 70 anni.

Ultimamente la ricerca si è rivolta verso i bambini poiché spesso l'infezione colpisce loro.

Nel 2012 i pazienti pediatrici erano circa il 10% dei circa 35 milioni che convivono con l'infezione, ossia 3,3 milioni. In Italia attualmente ci sono circa 800 bambini di età inferiore a 13 anni con Hiv

I contagi da Hiv sono scesi a 2,7 milioni, contro i 3,1 milioni del 2001; mentre le persone curate con i farmaci salvavita sono passate, da appena 400 mila nel 2003, agli attuali 6,65 milioni. La triste realtà è che c'è ancora un 50% di malati che non ha accesso ad alcun trattamento terapeutico.

Terapie che, è bene ricordare, bloccano la replicazione virale restando la cura a tempo indefinito. Non esiste nessun vaccino. Nel campo dell'HIV l'informazione scientifica ha sempre svolto un ruolo fondamentale: soprattutto per informare le categorie a rischio e mettere in guardia sulle vie di contagio. Insieme c'è stato un benefico rapporto tra risorse investite nella ricerca e risultati.

L'attenzione va sempre mantenuta. Un articolo apparso sul sito web della LILA (Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids) ribadisce le disposizioni dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità): 'sono soggetti a rischio uomini che fanno sesso con uomini, persone detenute, persone che usano droghe per via iniettiva, persone che si prostituiscono, persone transgender.

Persone che hanno specifici comportamenti a rischio, la cui vulnerabilità è spesso dovuta a problemi legali o sociali'. In più l'OMS per la prima volta, 'comprende anche il ricorso alla PrEP- Pre-Exposure Prophylaxis'. Questa profilassi preventiva sicuramente sarebbe utile per un ulteriore abbattimento del contagio.

Per la LILA bisogna però tenere sempre presente per la riduzione del rischio anche l'uso costante del preservativo.

La conferenza di Melbourne dirà comunque qualcosa sullo stato della ricerca scientifica e delle nuove strategie per eliminare l'epidemia dell'HIV.

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