Siamo nel pieno dell'estate, la stagione dedicata alla vita all'aria aperta, a contatto con la natura, che sia il mare, la montagna o la campagna. Proprio in questi frangenti, rischiamo di dover affrontare alcune piccole emergenze, che però in alcuni casi si possono trasformare in qualcosa di più grave.

Punture da insetti

Ogni anno cinque milioni di italiani vengono punti da un'ape, una vespa o un calabrone. Questi sono gli insetti più diffusi e più pericolosi perché possono causare reazioni allergiche anche gravi.

Vediamo come agire in caso di una loro puntura.

Se il pungiglione rimane nella pelle, come accade quando ci colpisce l'ape, bisogna estrarlo aiutandosi con l'unghia, una limetta o una tessera tipo bancomat, sollevandolo gradualmente dal basso, come si farebbe per una scheggia rimasta sotto pelle. È meglio evitare di estrarre il pungiglione con le sole dita: in questo caso si rischierebbe infatti che il sacco velenifero continui ad iniettare altro veleno.

Una volta estratto, si deve applicare del ghiaccio o comunque qualcosa di freddo (una lattina gelata) per 5-10 minuti: così facendo, dolore, gonfiore e rossore spariranno gradualmente.

Nel caso di una lieve reazione allergica si deve andare in farmacia ed acquistare una pomata al cortisone e un antistaminico per bocca.

Se la reazione appare invece grave - orticaria, occhi e labbra gonfi, vertigini, malessere, difficoltà di respirazione - si deve andare di corsa al pronto soccorso più vicino.

Se non si è mai stati punti da api, calabroni o vespe si è al sicuro dal rischio allergia: per avere una reazione allergica infatti l'organismo deve essere stato a contatto almeno una volta con il veleno di questi insetti.

Da segnalare che se si ha già avuto una reazione allergica grave, l'allergologo potrebbe decidere di far seguire l'immunoterapia specifica: un vaccino antiallergico che protegge da altre punture.

Punture da meduse

Passiamo ora allo spiacevole contatto con le meduse.

Quando queste ci accarezzano, infatti, sono effettivamente dolori: i tentacoli provocano un bruciore molto simile ad una vera ustione. Si avverte un prurito insopportabile, la pelle si arrossa e la zona colpita si gonfia.

In caso di puntura, far subito colare sulla parte un po' di acqua di mare-serve a rimuovere i residui di veleno-e lasciare che la pelle si asciughi da sé, senza frizionare né tamponare.

Assolutamente vietato strofinare la parte colpita con la sabbia calda né con il telo da mare o in qualunque altro modo: in questo caso si aiuterebbe l'apertura delle vescicole piene di veleno che erano fino al quel momento rimaste chiuse.

Per decongestionare la parte, dopo che la pelle si è asciugata, si consiglia di applicare un gel all'aloe vera o una pomata alla calendula. Questo è un suggerimento valido sia per gli adulti che per i bambini.

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Non usare né alcol né ammoniaca, e neppure acqua dolce fredda o ghiaccio. È inoltre sbagliato cercare di estrarre con le pinzette i pezzetti di tentacoli rimasti nella pelle.

Se la zona colpita è di piccole o medie dimensioni è sufficiente poi rivolgersi al farmacista: una crema antistaminica da applicare 2 o 3 volte al giorno per 3-4 giorni sarà la cura consigliata.

Se l'area interessata è invece più vasta e si è creato un grande pomfo, è meglio andare al pronto soccorso dove verrà prescritta una pomata al cortisone da usare per 3-4 giorni.



In ogni caso, durante la terapia cortisonica o antistaminica, si deve evitare di prendere il sole e di fare il bagno in mare.

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