In uno studio condotto nel 2015 su un gruppo di pazienti affetti da diabete di tipo 2, di età compresa tra i 50 ed i 69 anni, i ricercatori del Dipartimento di Medicina e dell’Istituto di Scienze Cliniche e Traslazionali dell’Università della California hanno evidenziato determinati benefici della cosiddetta dieta paleolitica. La dieta paleolitica (dieta Paleo), somministrata per un breve periodo, ha dimostrato un significativo controllo del glucosio, del profilo lipidico, ed un miglioramento della sensibilità all’insulina.

Lo studio è stato pubblicato su European Journal Clinical Nutrition, rivista ad alto impatto internazionale. 

Dieta paleolitica e dieta convenzionale  

I pazienti con diabete di tipo 2 mostrano una serie di disordini metabolici come la resistenza all’insulina, l’ipertensione, la dislipidemia, l’iperuricemia e la coagulopatia. Non sono ancora ben conosciuti i meccanismi alla base di queste anomalie.

E’ nota l’implicazione di fattori genetici, ma anche di fattori ambientali, quali il tipo di dieta seguita. Innanzitutto l’eccesso calorico aumenta l’adiposità e la resistenza all’insulina; in secondo luogo i componenti dietetici come fruttosio, grassi saturi,  carboidrati, vitamine e sali minerali possono influenzare i processi metabolici. Numerosi studi sulla popolazione, e l’analisi delle tendenze dietetiche, suggeriscono che la dieta tipicamente occidentale (ricca di carne processata, derivati del latte ricchi di grassi, cereali raffinati) è associata ad un aumento dell’incidenza del diabete di tipo 2, all’ipertensione ed alla dislipidemia (aumento dei livelli di colesterolo e/o di trigliceridi).

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Benefici della dieta paleolitica

Nello studio californiano la dieta Paleo è stata suddivisa in 6 pasti (colazione, pranzo, cena e tre spuntini), ed è stata bilanciata nei macronutrienti (21% di proteine, 14% di grassi, 65% di carboidrati). Questa è stata confrontata con una convenzionale, dell’Associazione Diabetica Americana (ADA): (23% di proteine, 15% di grassi, 62% di carboidrati), comprensiva di cereali integrali, legumi, derivati del latte a basso contenuto di grassi ed una moderata quantità di sale. Entrambi i gruppi hanno mostrato un giovamento nei valori metabolici, ma i pazienti sottoposti alla dieta Paleo hanno avuto maggiori benefici nella riduzione di glucosio plasmatico a digiuno, fruttosamina, colesterolo e trigliceridi e nel miglioramento della sensibilità all'insulina. In entrambi è stata osservata una riduzione simile nel peso corporeo (2.1-2.4 kg). La dieta Paleo, utilizzata in questo studio, è risultata essere più povera di sodio, ma molto ricca di potassio, antiossidanti, micronutrienti e fibre.  La composizione prevedeva carne magra, vitello, pollo, pesce, frutta, vegetali, uova, olio di canola, semi oleosi (noci, nocciole e simili) e miele, mentre escludeva sale aggiuntivo, legumi, cibi processati e raffinati.

Questo 'metodo Paleo' può essere seguito anche per un lungo periodo, ininterrotto (senza giorni di digiuno), perché è bilanciato nei macro e micronutrienti. E' diverso dalla dieta paleolitica precedentemente descritta, nel 2014, dalla professoressa Nuala Byrne in Gran Bretagna, che prevedeva due settimane di grandi abbuffate seguite da due settimane di digiuno. La dieta Paleo, nonostante il nome, è dunque una dieta in sintonia con l'evoluzione.

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