Dopo un giorno dalla prima riunione straordinaria del Comitato di Emergenza riguardante il virus Zika e le sue conseguenze, l'Organizzazione Mondiale della Sanità pubblica le misure da attuare in tutti i paesi del mondo. Più che al virus stesso, il motivo di questo summit è legato alle possibili e gravi conseguenze come microcefalia e sindrome di Guillain-Barré. Tutto concorre a prendere contromisure che per il momento sono definite temporanee a causa dell'instabilità della attuale conoscenza scientifica del virus.

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Molti si chiedono cosa si rischia, visitando paesi endemici e ovviamente in Italia. Quante probabilità ci sono sull'espansione del virus nel nostro paese?

Paesi endemici

Alla domanda pubblicata nel nostro primo articolo su Zika il 22 gennaio scorso, "presto in tutto il Centro America?" la risposta è: purtroppo si. L'ultimo paese colpito dell'America Centrale è il Nicaragua. Il primo bollettino del 28 gennaio riportava 3 casi, il secondo 7, oggi 15.

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Sicuramente pochi rispetto alle migliaia di altri paesi, però è da 1 che comincia tutto, compreso il dubbio delle gravi conseguenze del virus. In questo paese, fra i più poveri dell'America Centrale, oggi la prima contromisura è stata un'auto sgangherata disposta dal Ministero della Salute, con altoparlanti a bordo che raccomandava la pulizia delle case e gestire al meglio le riserve d'acqua indicando il nome del virus e alcuni pericoli.

In un paese come questo, da dicembre a maggio molti comuni soffrono della mancanza d'acqua. Molte famiglie non hanno il denaro per comprare acqua potabile, hanno il "pavimento" di casa di terra, battuto solo dai piedi nudi degli abitanti. In paesi come questo, è comune trovare scorte di una sorta di acqua in bidoni di plastica coperte da un velo di cellophane da cui a sua volta affiora la quantità di acquitrino necessario a sviluppare migliaia di larve.

Il vantaggio di essere l'ultimo in un paese a rischio alimenta la speranza di poter beneficiare dell'esperienza altrui sul campo. Qui, la zanzara Aedes Aegypti porta malattie da anni e il clima favorisce la trasmissione del virus. Per tutti i paesi endemici, fra cui molti nei programmi di turisti di tutto il mondo, oltre alle raccomandazioni di controllo l'OMS scrive di promuovere le adeguate misure di protezione personale e prepararsi per il "potenziale aumento di sindromi neurologiche e/o malformazioni congenite".

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Di cosa preoccuparsi in Italia

In Italia ormai la zanzara tigre è di casa e sarebbe il potenziale veicolo di trasmissione del virus della famiglia Aedes nel nostro paese. Secondo alcuni esperti, il clima europeo in generale non favorirebbe l'estensione del virus, tuttavia valutare i rischi con il dovuto equilibrio è una cosa da considerare seriamente. Le raccomandazioni vanno sicuramente a chi ritorna da paesi endemici e accusa i sintomi tipici simil-influenzali, i più classici la febbre accompagnata da esantema su tutto il corpo tipo morbillo o congiuntivite.

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In un periodo in cui si sta lottando con le normali influenze stagionali, secondo gli esperti, non sarebbe il caso di sospettare immediatamente di questo se non si è tornati da zone endemiche. Una buona informazione, rimane sempre un buon metodo per difendersi e scegliere i metodi di protezione adeguati.

Ragionando sulla rosa delle ipotesi sulla microcefalia in Brasile, non sarebbe da escludere lo zampino delle multinazionali e i loro esperimenti di zanzare modificate geneticamente a norma di legge. Considerando che la multinazionale anglo-americana Oxitec Ltd dichiara di aver preparato dei "prototipi" di zanzara tigre già in fase di sperimentazione in alcuni paesi del mondo, che pare abbia notevole ingerenza sui processi decisionali relative alle normative sulla sperimentazione OGM di tutto il mondo e che in Italia non sia molto difficile infiltrarsi nei centri di potere decisionale, speriamo non le venga in mente di sperimentare la loro zanzara transgenica, di cui non si sanno ancora bene le conseguenze sul genere umano.

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