Zika nell’occhio dell’americano CDC (Centers for Disease Contro and Prevention) di Atlanta, che dal 1946 concentra la sua attenzione sulle malattie infettive e porta il virus al secondo posto in una scala di 3 livelli. La stessa agenzia federale degli Stati Uniti, riporta nella mappa mondiale le zone di virus attivo del centro e sud America. Al momento, quindi, tutte le notizie che parlano di cittadini di altri continenti esposti al contagio, si riferiscono a casi del passato anno già risolti e alcuni casi di viaggiatori che tornano in patria con il virus contratto in zone endemiche.

Contagio in Italia

Come comportarsi in Italia in caso di sospetto contagio? La preoccupazione più probabile in Italia, per esempio, potrebbe essere relativa alla trasmissione del virus attraverso la zanzara tigre, il tipo Aedes che sarebbe il veicolo principale del virus.

Al momento non c’è una particolare attività di questa zanzara sulla penisola, quindi i pochi casi isolati potrebbero uscire dalla fase di contagio prima del rischio di diffusione. Considerando il normale flusso di cittadini italiani verso le zone endemiche e il tempo imprecisato di soluzione del virus, meriterebbe un continuo controllo da parte delle autorità sanitarie, che peraltro inviarono una circolare informativa agli addetti ai lavori già nel luglio 2015.

Ipotesi di gravi conseguenze

Il fatto che desta un certo interesse, pare in queste ore anche da parte di alcuni leader politici mondiali, è dato dal fatto che si ipotizzano gravi conseguenze:

  • sui neonati che potrebbero essere contagiati direttamente dal grembo materno dalla madre infetta contraendo la microcefalia, che danneggerebbe in modo serio lo sviluppo cerebrale;
  • sugli adulti che potrebbe aumentare il rischio di sindrome di Guillain-Barré, che sarebbe la principale causa più frequente di paralisi.

Anche se queste correlazioni non sono ancora dimostrate è ovvio che si spera in una comprensione maggiore del virus che ha similitudini con Dengue e Chikungunya, sia per il tipo di contagio che per sintomi.

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Se non lo avessero ancora fatto, suggerirei a tutte le autorità che invocano misure rapide di soluzione, di provare a chiedere una mano all’azienda britannica Oxitec Ltd. Chissà se potesse aiutare a capire meglio cosa succede, visto che da 5 di anni fa esperimenti nel territorio di maggior contagio di microcefalia con zanzare Aedes geneticamente modificate.

In attesa quindi di conferme o smentite, per ora rimane solo la prevenzione, con particolare riferimento alle donne in gravidanza.