Parlare di movimento vuol dire alzarsi dal divano e cominciare a sudare senza strafare, almeno all'inizio. Oggi, che è un'epoca dove ci si fa strada tra le nuove tecnologie, sono molti i lavori in cui le ore vengono trascorse seduti davanti a un computer. Ma sono molte anche le persone che trascorrono il tempo libero su una sedia per dedicarsi al videogioco che impazza in quel momento.
Tutto ciò comporta il mancato consumo dell'energia introdotta con il cibo e il conseguente rischio di obesità. Ma qual è il vero rischio di questo stile di vita?
Le tipiche malattie cardiovascolari che portano la nostra vita al capolinea. Ma vediamo ancora meglio.
Il divano e la sedentarietà che uccide
Come anticipato sopra, parlare di divano vuol dire considerare la sedentarietà come uno stile di vita che a lungo andare può condurre a una morte prematura. Si è infatti riscontrato che in Occidente 5 milioni di persone l'anno cessano di vivere a causa della voglia di passare il tempo su una poltrona o su un divano. Una vera e propria epidemia ma anche un'affermazione dimostrata da una indagine che ha coinvolto migliaia di persone in circa 28 anni di analisi.
Infatti, su un campione di 39 mila persone che praticano attività fisica, coloro che svolgono movimenti ad alta intensità hanno presentato un rischio di incorrere in malattie cardiovascolari inferiore del 23% rispetto a chi non pratica alcuna attività.
Ma cosa si intende per intensità elevata di esercizio fisico? In realtà il discorso è più complesso, ovvero luminari in cardiologia hanno sviluppato un indice in grado di misurare l'attività fisica di un individuo fornendo informazioni sulla frequenza, la durata e l'intensità del suo sforzo.
Si sta, inoltre, pensando di creare un dispositivo da applicare addosso allo sportivo, in modo che egli possa monitorare tutti questi dati importanti al fine di determinare a che livello di rischio si trova in termini di futura mortalità per cause cardiache. Lo studio effettuato fa emergere inoltre che far alzare l'indice di attività fisica è positivo anche per chi ha raggiunto un'età avanzata. Dunque anche i settantenni si ritroverebbero con un rischio di morire per malattie cardiache molto ridotto.