Il ticket sanitario in Italia è sempre stato odiato, molti lo accusano di allontanare i cittadini dal sistema sanitario pubblico, altri addirittura lo vorrebbero abolire. Le ragioni di questo malcontento diffuso sono da ricercare sicuramente nell’uso distorto che ne viene fatto dalle varie regioni, ossia come uno strumento di risanamento delle già disastrate casse della sanità pubblica, soprattutto delle regioni del sud.

Accade così che un cittadino veneto è costretto a pagare in media un quadruplo di quello che paga un siciliano (€ 36,2 contro € 8,7). A rivelarlo sono i dati dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) che rivelano grossissime differenze di incasso per i ticket fra le varie sanità degli enti regionali.

Perché un sistema sanitario così frastagliato

A spiegare i motivi di un sistema così frastagliato su base regionale, ci prova Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, secondo il quale le esenzioni andrebbero controllate in quanto i dati anomali sono connesse a quelle false, anche se il caso traumatico dell’Ospedale di Loreto Mare dimostra che i problemi da risolvere sono ancora tanti.

Non solo questo perché se si analizzano i dati del gettito per le visite specialistiche si scopre anche quando lavora il sistema sanitario pubblico. Ebbene, si scopre che l’attività nel triennio 2012-2015 ha subito una notevole contrazione, con il risultato che sempre più famiglie italiane sono costrette a rivolgersi a medici specialisti privati e dover pagare per avere un consulto specialistico in temi brevi e non dover quindi attendere le lunghissime liste di attesa della sanità pubblica.

Se a ciò si aggiunge, che spesso nel privato si spende meno rispetto al costo del ticket, il dado è tratto: in Italia ormai si va verso un modello di Sanità che ricorda tanto quello a stelle e strisce.

Emilia Romagna e Lazio le poche regioni virtuose

L’unica grande regione a non aver avuto un calo di introiti legati ai ticket delle visite specialistiche è soltanto l’Emilia Romagna dove nel citato triennio si è assistito ad un incremento del 4,8%.

Nel Lazio, invece, la giunta Zingaretti è riuscita dopo otto anni ad abolire il ticket sanitario che prevedeva un contributo supplementare di € 15 rispetto a quello nazionale per esami diagnostici come TAC e risonanza magnetica e di € 4 per le visite specialistiche. L’altra grande regione ad essere sempre stata virtuosa è sicuramente la Lombardia, anche se nell’ultimo periodo anche la tanto decantata sanità pubblica lombarda non sta attraversando un buon momento, tant’è che è notizia di pochi giorni fa che vi sono stati dei tagli e quindi i cittadini debbono pagare la tariffa piena per alcune prestazioni sanitarie.

Anche in Lombardia, infatti, si sta assistendo già da un po’ di anni ad una migrazione dei pazienti verso un sistema privato puro dove a farla da padrone sono gli ospedali e le cliniche private dove ci si può curare soltanto se si hanno le possibilità economiche.

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