Sin dai primi giorni di gennaio si è assistito ad un incremento esponenziale dei soggetti contagiati dall'influenza, sino a giungere un numero pari a 4 milioni di persone bloccate a letto solo nel territorio italiano. Se da un lato il contagio avviene in maniera piuttosto semplice, dall'altro i sintomi hanno portato ben 30 casi ad aggravarsi fino a quando il corpo non è stato più in grado di contrastare il virus. Ma come mai tale influenza è così contagiosa?

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A spiegarlo è un team di ricercatori dell'Università del Maryland, negli Stati Uniti d'America, il quale è riuscito a stravolgere tutte le convinzioni che si potevano avere sulle modalità di contrazione del virus responsabile dei sintomi influenzali.

4 milioni di persone con l'influenza, 30 i morti

Non si ha tregua dall'inizio del 2018, prima con l'influenza virus A sottotipo H1N1 e adesso con la nuova epidemia legata al virus Yamagata. Secondo i dati registrati dall'Iss, l'Istituto Superiore di Sanità, dal primo gennaio 2018 ad oggi sarebbero circa 3.883.000 le persone che si sono trovate costrette a restare a letto per via dell'influenza, di cui ben 30 sono morte.

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Si tratterebbe di una delle epidemie più forti e durature, delle quali non si aveva traccia dal lontano 2004. Le statistiche hanno addirittura superato di gran lunga la pandemia della stagione invernale registrata nel 2009/2010. Inoltre, i numeri continuano a salire vertiginosamente: solo nella seconda settimana di gennaio, il virus ha colpito altre 832mila persone. Restano in gravi condizioni 140 soggetti, di cui tre sarebbero delle donne in gravidanza.

Come spiega Antonino Bella, appartenente al dipartimento delle malattie infettive, tale situazione si è andata a creare soprattutto per via del fatto che il sottotipo di riferimento non rientra nella copertura offerta dal comune vaccino trivalente. Inoltre, molte casistiche si sono aggravate a causa di fattori di rischio già presenti, rinvenuti nell'81% dei soggetti deceduti.

Nuova scoperta sul contagio dell'influenza

I numeri registrati dall'Iss legati all'influenza stanno preoccupando molto le strutture mediche, le quali il più delle volte si sono trovate in difficoltà nel cercare di gestire tutti i pazienti che hanno richiesto un aiuto sanitario.

D'altro canto, tale situazione sembra non voler mutare e la nuova epidemia legata al virus Yamagata (influenzavirus A sottotipo H3N3) può andare a peggiorare ulteriormente le casistiche. Intanto dagli Stati Uniti d'America e più precisamente dallo stato del Maryland sono giunti i risultati di un'importante ricerca, la quale potrebbe essere fondamentale soprattutto in questo periodo. Secondo Donald Milton, il docente dell'Università del Maryland, il contagio non avviene solo nel momento in cui ci sono starnuti o colpi di tosse, bensì anche con la sola aria.

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In effetti, il respiro di una persona affetta da influenza andrebbe a rilasciare nell'aria delle piccole goccioline che rimangono sospese anche per molto tempo. Ciò spiegherebbe dunque come il contagio possa avvenire con facilità anche nei primi giorni in cui si manifestano i sintomi; non è necessario dunque essere raffreddati o avere la tosse per diffondere il virus. La scoperta è stata fatta analizzando l'aria emessa da persone contagiate dall'influenza e il virus è stato rinvenuto nel respiro di ben 144 soggetti.

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Essendo dunque qui presente, gli affetti non fanno altro che creare una specie di aerosol contagioso: in virtù di ciò il consiglio è quello è di restare a casa non appena si avvertono i primi sintomi influenzali.

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