Trent’anni di moda italiana in una mostra a Palazzo Reale a Milano fino al 6 maggio, per celebrare il made in Italy che ha fatto la storia. La nostra nazione è, da sempre, capofila di quest’industria e arte. Negli ultimi giorni si sta svolgendo a Milano la settimana della Moda. Quando parliamo di moda però, non facciamo solo riferimento alle griffe del lusso, ma anche alla moda popolare delle grandi catene e anche quella delle bancarelle. Noi però non siamo qui per parlare di tendenze o ‘must have’, siamo qui per indagare l’intrinseco collegamento tra il nostro armadio e la nostra psiche.

Comunemente si ritiene che l’abito non faccia il monaco, ma Oscar Wilde dice anche che solo un pessimo osservatore non sa giudicare dalle apparenze, e a noi qui interessa questo secondo punto di vista.

Freud e i suoi studi hanno smentito una convinzione comune, risalente all'Ottocento: ogni individuo appare in società come un manufatto finito, chiuso in se stesso, nella sua forma, non bisogna dimenticare, però, ciò che non si vede, ossia il coacervo di una complessa e confusa psiche sempre in azione e turbolenta. Tant'è vero che lo stesso studio freudiano ha condotto l'uomo comune alla convinzione che ognuno di noi abbia in sé almeno due facce, un sé implicito che appartiene solo a noi e che conosciamo solo noi, e un sé esplicito e sociale che diamo in pasto ai nostri ambienti. Si è spesso parlato, a tal proposito, di 'Io' e 'falso Io'. Mai questi due aspetti sono perfettamente coincidenti e spesso sono anche del tutto opposti, e si parla, per l'appunto di un vero sé che viene protetto da un falso sé che si esprime nella socialità.

Del sé fanno parte carattere, personalità, pensiero e idee.

Come solo legati questi aspetti psichici all’armadio?

Secondo numerosi studi psicanalitici, quando decidiamo cosa indossare non sarà mai una scelta casuale, ma sarà sempre la volontà di esprimere un certo lato di sé, di comunicare un certo messaggio, a guidarci nella scelta dell’abbigliamento.

Ecco dunque che diventa anche una forma di comunicazione prossemica e non verbale. Quando scegliamo un outfit lo facciamo alle volte per nascondere un sé che non si vuole mostrare, per proteggerlo, perché sentiamo che la nostra interiorità in quel momento non possa essere accettata per quello che è.

In questo disegno la cosa curiosa è che lasceremo sempre però, inconsciamente, tracce nel nostro abbigliamento che mettano a nudo ciò che vogliamo nascondere nella speranza che qualcuno se ne accorga, perché è sempre presente la segreta e inconsapevole voglia di “essere scoperti”.

Nella cromo-terapia, l’abbigliamento può essere usato anche come regolatore della nostra emotività, in quanto ciò che si indossa, il modo di indossarlo e i colori che si indossano saranno in linea con un certo stato d’animo oppure può essere utile a cambiare un certo stato d’animo, magari per stare meglio.

Dunque l’armadio può essere considerato un “terapeuta” quotidiano, oltre che un modo per esplorare la propria interiorità.

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