Il termine “Hikikomori” designa una sindrome che consiste nella pratica di ritirarsi dalla società e di rinchiudersi tra le mura domestiche. Questa sindrome, nata in Giappone, riguarda principalmente i ragazzi ed è una vera e propria forma di isolamento sociale. I giovani si chiudono in casa e non escono anche per settimane, se non per qualcosa di fondamentale come comprare del cibo. I giovani hikikomori presentano generalmente profili simili: hanno spesso una madre intrusiva e un padre poco presente, o addirittura assente, e sono molto attaccati alla tecnologia - dal computer al cellulare.

Dal punto di vista culturale, questo fenomeno sembra essere una risposta adattiva ad una società che spinge i giovani ad investire molte energie nel successo lavorativo, più che in quello relazionale. È frequente che questi ragazzi disattendano degli obiettivi come la perdita di un impiego o la mancata ammissione all’università, e decidano di auto-recludersi spinti dalla vergogna. Questo senso di vergogna porta con sé la sensazione di essere inadeguati e, a fronte di una vulnerabilità ritenuta troppo grande, l’unica via di uscita sembra essere quella dell’isolamento.

Secondo i dati del ministero della salute, più di un milione di giapponesi soffrirebbe di questa sindrome.

Sembra, inoltre, che questo fenomeno si stia diffondendo anche negli Stati Uniti e in Europa

Gli Hikikomori in Italia

In Italia questo fenomeno sta raggiungendo dimensioni preoccupanti: secondo le ultime stime, si parla di migliaia di ragazzi italiani che ne sarebbero affetti. Per questo motivo è di fondamentale importanza la sensibilizzazione, come sostenuto dalla associazione “Hikimori Italia”.

Secondo il suo fondatore, Marco Crepaldi, aspettative di realizzazione sociale, che costituiscono una “spada di Damocle per tutte le generazioni degli anni 2000” possono causare un abbandono della competizione da parte dei soggetti più vulnerabili e meno propensi a sopportare una forte pressione.

Da un punto di vista diagnostico, questa sindrome appare difficile da valutare sia perché è ancora poco conosciuta, sia perché spesso viene confusa con un disturbo depressivo maggiore.

I suoi contorni sembrano essere ancora poco delimitati, tanto che nell’ultima versione del DSM (il manuale diagnostico e statistico che racchiude tutti i disturbi mentali) è definita come “sindrome culturale giapponese”, definizione che non rende conto della sua reale portata ed estensione. Una caratteristica comune è l’uso – a volte eccessivo- di internet e dei social network, attraverso i quali i ragazzi comunicano tra di loro su apposite chat di hikikomori. La massiccia intrusione della tecnologia nelle nostre vite sembra essere quindi un potente mezzo di estraniamento dalla realtà e di rifugio in una realtà alternativa ritenuta assai meno pericolosa.

Fermare il fenomeno

Questa sindrome nasce spesso all’interno dell'ambiente scolastico, dove i giovani possono essere soggetti a bullismo o a “sconfitte” che minano la loro autostima, come nel caso di uno scarso profitto.

Secondo gli psicologi è dunque necessario intervenire proprio in queste prime fasi: bisogna prestare molta attenzione alle espressioni di disagio nei ragazzi come, ad esempio, la frequente volontà di saltare la scuola e rimanere a casa. Per prevenire questo fenomeno è fondamentale, quindi, che i ragazzi capiscano di avere un’alternativa a questa grave forma di isolamento sociale: la possibilità di mantenere sempre aperto il dialogo con un adulto di riferimento.