Il lupus eritematoso sistemico è una malattia autoimmune cronica che colpisce il 3.5% della popolazione, soprattutto donne tra i 15 e i 50 anni: ha dei periodi di infiammazione incontrollata con fasi di remissione ed esacerbazione.

La prolungata terapia farmacologica a base di corticosteroidi, non priva di effetti collaterali, può essere coadiuvata da una dieta e un’integrazione in grado di contrastare la malattia?

Lo hanno indagato i ricercatori della Universidade do Estado do Rio Grande do Norte di Mossoro (Brasile) tramite l’analisi di 11 studi clinici su interventi dietetici in pazienti con Sle.

E’ emerso che una dieta a basso indice glicemico, unita ad alcuni integratori come acidi grassi omega-3, vitamina D e turmerico (Curcuma longa), genera benefici significativi.

In particolare, la dieta a basso indice glicemico ha indotto riduzione del peso e della fatica; gli omega3 hanno fortemente ridimensionato l’infiammazione, la disfunzione endoteliale e lo stress ossidativo; la vitamina D ha diminuito i marker infiammatori; il turmerico ha moderato la proteinuria, l’ematuria e la pressione sistolica.

Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Critical Reviews in Food Science and Nutrition, nell’aprile 2018.

Sle e alterazioni nutrizionali

Lo sviluppo della Sle (malattia del connettivo con vaste manifestazioni eritematose cutanee, sensibilità alla luce del sole e coinvolgimento di tutti gli organi), è stato associato ad una predisposizione genetica e a fattori ambientali, come la luce ultravioletta e l’assunzione di determinati farmaci.

Nei soggetti affetti è stata osservata una deficienza di alcuni nutrienti, selenio, zinco, vitamina D e omega3; sono state riscontrate anche dislipidemia, pancreatite, epatite e glomerulonefrite.

La terapia corticosteroide alla quale vengono sottoposti può indurre aumento di peso, pressione arteriosa, osteoporosi, dislipidemia, ipocalemia, iperglicemia, insulinoresistenza e predisposizione alle infezioni.

Studi clinici

In 11 studi clinici è stato valutato l’impatto della dieta e dei supplementi sulla salute dei pazienti Sle, di età compresa tra 29 e 50 anni. E’ stata frequentemente osservata obesità, pertanto una dieta a basso indice glicemico ha ridotto il peso e il rischio di malattie cardiovascolari.

I pazienti con Sle presentavano livelli più bassi di omega 3 (acidi essenziali per la sintesi dei mediatori eicosanoidi della cascata infiammatoria) rispetto ai soggetti sani.

L’integrazione di omega-3 mediante olio di pesce ha diminuito i livelli di proteina C reattiva, citochine, chemochine e altri mediatori dell’infiammazione; nello stesso tempo ha controllato la disfunzione endoteliale, presente in parecchie malattie metaboliche e vascolari come obesità, diabete mellito, pressione alta, dislipidemia e insulinoresistenza.

Un’altra caratteristica dei pazienti Sle è risultata quella di avere una carenza di vitamina D, perchè l’esposizione alla luce solare, necessaria a produrre la vitamina, è controindicata a causa della fotosensibilità tipica della malattia. L’integrazione di vitamina D (modulatore della risposta immunologica innata e adattativa) è stata effettuata a dosi elevate: tra 5.000 e 10.000 UI al giorno, poichè la quantità usualmente raccomandata, di 800 UI al giorno, è stata insufficiente in questi casi.

La curcumina, composto bioattivo presente nel turmerico, ha ridotto, nelle cellule endoteliali, i radicali liberi reattivi con l’ossigeno (ROS).

I pazienti con Sle possono, dunque, trarre giovamento dall’assunzione di alimenti immunomodulatori e antinfiammatori, mirati a migliorare il profilo lipidico, controllare il peso, la pressione sanguigna, l’insulinoresistenza e ritardare la progressione della malattia renale, qualora si presenti.