Una ricerca della Columbia University ha sfatato una credenza molto diffusa ovvero che i fumatori che si limitano a fumare meno di cinque sigarette al giorno vanno incontro a meno danni polmonari rispetto ai grandi fumatori (2 pacchetti al giorno, ovvero > 30 sigarette). I ricercatori del Vagelos College of Physicians and Surgeons hanno dimostrato che, in termini di efficienza respiratoria, valutata con analisi di spirometria, non esiste una grande differenza tra questi fumatori. E che, negli ex-fumatori, il recupero di una piena efficienza polmonare richiede almeno trent'anni prima di azzerare i danni subiti.

Cinque sigarette o due pacchetti al giorno, poco importa

Elizabeth Oelsner insieme ad altri ricercatori di diverse università americane hanno condotto un vasto studio sul rapporto tra numero di sigarette fumate ogni giorno e danni arrecati ai polmoni. In questo caso l’indagine non puntava sull'incidenza del cancro ai polmoni ma sulla loro efficienza respiratoria.

Lo studio si è basato sui risultati della spirometria, un’analisi che misura la quantità di aria che una persona può inspirare ed espirare: un indice dell’efficienza respiratoria di ognuno perché valuta il volume di aria complessivo che si muove nei nostri bronchi e ci dice se i bronchi sono aperti o parzialmente chiusi/ostruiti.

Il confronto è stato effettuato tra fumatori, ex-fumatori e non fumatori. Quello che è noto è che la funzione polmonare diminuisce naturalmente con l'età (a partire dai 20 anni). Il fumo di sigaretta però può accelerare questo declino.

Lo studio ha coinvolto oltre 25 mila partecipanti (età 17-93 anni) della popolazione americana, incluso fumatori lievi (< 5 sigarette / giorno) e fumatori pesanti (> 30).

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Salute

Tutti era raggruppati in sei coorti, ma sono stati considerati solo quelli che, nel periodo tra il 1983 e il 2014, avevano effettuato almeno due o più spirometrie. Per un totale di oltre 70 mila spirometrie valide. Due coorti hanno riguardato i più giovani (≥17 anni), due adulti di mezza età e anziani (≥45 anni) e due solo anziani (≥65 anni).

Lo studio ha evidenziato, risultato in qualche modo sorprendente, che la riduzione dell’efficienza polmonare tra fumatori lievi e fumatori pesanti è molto simile.

E che questa è abbastanza importante rispetto ai non fumatori. Considerando zero il declino dell’efficienza polmonare dei soggetti non fumatori, nei fumatori lievi (< 5 sigarette/giorno) la riduzione sarebbe 7,65 ml/anno mentre nei fumatori pesanti (> 30 sigarette al giorno) la riduzione sarebbe di 11,24 ml/anno. Questo vuol dire che un fumatore leggero potrebbe perdere circa la stessa quantità di funzionalità polmonare in un anno rispetto a quanto perde un fumatore pesante in nove mesi.

Secondo Oelsner, primo autore del lavoro appena pubblicato su Lancet, Respiratory Medicine, il messaggio che emerge da questa analisi è che fumare un paio di sigarette al giorno non è molto differente che fumarne due pacchetti al giorno. Inoltre, una volta che i polmoni sono danneggiati, questi hanno bisogno di decenni per recuperare completamente la loro funzionalità.

Infatti, negli ex-fumatori la capacità polmonare continua a diminuire anche se ad un ritmo meno evidente (1,57 ml/anno) rispetto ai fumatori.

E la normalizzazione, ovvero la non differenza rispetto ai non fumatori si raggiunge solo dopo 30 anni.

Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO)

La BPCO è una malattia dell'apparato respiratorio caratterizzata da un'ostruzione irreversibile delle vie aeree, di entità variabile a seconda della gravità. La BPCO è una patologia ad evoluzione progressiva, associata ad uno stato di infiammazione cronica del tessuto polmonare. A lungo termine la conseguenza è un vero e proprio rimodellamento dei bronchi che porta ad una importante riduzione della capacità respiratoria associata ad una condizione favorevole di insorgenza di infezioni respiratorie di origine virale, batterica o fungina. Non esiste al momento una cura efficace, ma sono disponibili diversi trattamenti per controllare i sintomi e per evitare pericolose complicanze. Fondamentale è invece la prevenzione, per ridurre al minimo i fattori di rischio. Centrale è proprio il fumo di sigaretta.

Oelsner ribadisce che i fumatori hanno un rischio maggiore di sviluppare BPCO rispetto ai non fumatori anche se la maggior parte degli studi clinici finora pubblicati su questo tema riguardano i fumatori pesanti, ovvero quelli che fumano più pacchetti al giorno e per molti anni (> 10 anni). Oltre quindi a ribadire l’invito a tutti a non fumare neanche una sigaretta ogni tanto, l’appello al mondo della ricerca è di impegnarsi per sviluppare nuove terapie per contrastare la BPCO, una malattia ancora senza una efficiente soluzione terapeutica.

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