Una nanoparticella biodegradabile contenente glutine va ad “addomesticare” un sistema immunitario ribelle al glutine. Queste nanoparticelle trasportano proprio l’antigene (glutine) che, come un cavallo di Troia, supera i controlli del sistema immunitario senza essere aggredito. Dopo il trattamento con CNP-101/TAK-101, i pazienti con celiachia possono riprendere a mangiare alimenti con glutine con una discreta tolleranza.

Una tecnologia passepartout

Se le evidenze di questo studio clinico dovessero essere confermate, potremmo essere di fronte ad una tecnologia che può dare una risposta terapeutica a diverse patologie. Di cosa si tratta? In pratica l’idea è di far abituare il sistema immunitario alla presenza di un allergene che normalmente considera un nemico da combattere. Così, nei celiaci, il sistema immunitario reagisce violentemente in presenza di glutine.

Sostanza presente in tantissimi alimenti che i non celiaci mangiano quotidianamente senza problemi. Avena e derivati compreso la birra, frumento e derivati, carne e pesce lavorati, farro e derivati, orzo e derivati, segale e derivati, e tanti altri alimenti anche insospettabili come può essere un pezzo di cioccolata o uno yogurt addizionati di cereali.

Il prof. Stephen Miller, microbiologo e immunologo presso la Northwestern University Feinberg School of Medicine (Chicago, U.S.

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Salute

State of Illinois), ha sviluppato una tecnologia basata su nanoparticelle biodegradabili. Queste nanoparticelle contengono glutine. Quando il sistema immunitario entra in contatto con le nanoparticelle, anche se queste contengono l’antigene (allergene) non reagisce perché è “ingannato” dall'involucro “amico” della nanoparticella che si comporta quindi da “cavallo di Troia”.

Le nanoparticelle vengono iniettate nel flusso sanguigno.

Il sistema immunitario non reagisce in quanto è programmato per considerare queste sostanze non più come allergeni da distruggere ma come scorie innocue del metabolismo endogeno. Spetta ai macrofagi, una specie di aspirapolvere biologico, sottrarre dal circolo e distruggere le scorie. Il sistema immunitario quando entra in contatto con l’allergene (glutine) attraverso i macrofagi non lo considera più un nemico ma una semplice scoria.

Una volta “preso confidenza” con il nemico (allergene), al successivo contatto con l’allergene (glutine degli alimenti) il sistema immunitario lo identificherà come scoria e non più come nemico e reagirà di conseguenza, riportando il tutto ad una condizione normale.

Dettagli dello studio clinico

Premesso che al momento non esistono ancora soluzioni valide per il trattamento della celiachia, i risultati ottenuti da questi ricercatori con le nanoparticelle potrebbero rappresentare una vera pietra miliare.

In questo caso le nanoparticelle sono state caricate con “gliadina”, il principale componente del glutine presente negli alimenti tipo il grano. Una settimana dopo il trattamento, i pazienti sono stati nutriti con glutine per 14 giorni.

I pazienti celiaci non trattati con queste nanoparticelle, appena consumavano glutine sviluppavano risposte immunitarie alla gliadina e danni al loro intestino tenue.

I pazienti celiaci, trattati con la nanoparticella COUR, CNP-101, hanno avuto una risposta di infiammazione immunitaria inferiore del 90%. Riuscendo ad interrompere la risposta infiammatoria CNP-101 era riuscito a proteggere la mucosa intestinale dalle tipiche lesioni correlate alla presenza del glutine. Le conclusioni di questo studio clinico di Fase 2 sono stati presentati a Barcellona (Spagna), in occasione della conferenza della Settimana europea della gastroenterologia (European Gastroenterology Week conference).

L’Università ha ceduto i diritti per sfruttare la tecnologia delle nanoparticelle a COUR Pharmaceuticals Co., una biotecnologia con sede a Northbrook e co-fondata anche dallo stesso Miller. COUR ha sviluppato CNP-101, che ha già ottenuto lo status Fast Track dalla FDA (Food and Drug Administration) degli Stati Uniti. Lo studio clinico è stato condotto in collaborazione con Takeda Pharmaceuticals che ha annunciato di aver acquisito una licenza globale esclusiva per sviluppare e commercializzare questo farmaco sperimentale – che ha già ribattezzato con la sigla “TAK-101”, per il trattamento della celiachia. Una malattia che interessa circa l’1% della popolazione mondiale.

Oltre la celiachia

Le malattie autoimmuni in genere possono essere trattate solo con soppressori immunitari che forniscono un po’ di sollievo, ma minano il sistema immunitario e portano a effetti collaterali tossici. CNP-101 non sopprime il sistema immunitario ma inverte il decorso della malattia.

Si può immaginare di applicare la stessa tecnologia a tante altre malattie autoimmuni. Sarebbe un notevole passo avanti nella soluzione di tante patologie invalidanti e ancora senza una efficace soluzione.

Ad esempio incapsulare la mielina nelle nanoparticelle e indurre tolleranza a questa sostanza nei pazienti affetti da sclerosi multipla, oppure incapsulare la proteina dalle cellule beta del pancreas nei pazienti con diabete tipo 1, o le arachidi nei pazienti allergici alle arachidi, così nell'asma, e così via.

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