La discussione sul ruolo di questo amminoacido in Gravidanza vede impegnati da anni ginecologi e pediatri. Parliamo della fenilalanina, un amminoacido che non riusciamo a sintetizzare ma che è fondamentale nella sintesi di importanti neurotrasmettitori. Finora si ignorava quanto ne andasse assunto durante la gravidanza. Ora, uno studio svolto presso alcune università e ospedali in Canada, ha permesso di determinare le reali esigenze durante i nove mesi di gravidanza.

Aumentano le esigenze con l’avanzare della gravidanza

Nella fase iniziale della gravidanza (primo trimestre) la quantità di fenilalanina (indicata con la sigla “Phe”) deve essere di 15 mg/kg (in un range tra 10,4-19,9). Una gestante che pesa 60 Kg dovrebbe assumere 0,9 g di questo amminoacido al giorno. Nell'ultima fase della gravidanza (ultimo trimestre), la dose quotidiana di Phe aumenta fino a 21 mg/kg (in un range tra 17,4-24,7). Ovvero, la stessa gestante dovrebbe assumerne oltre 1,2 g al giorno.

Lo studio è stato condotto in Canada su 23 donne sane, con un'età media di 30,4 anni (± 3,1 anni). Le signore hanno seguito una dieta ricca di tirosina. La quantità di Phe necessaria è stata determinata con due tecniche differenti, DAAO (Direct Amino Acid Oxidation, con C13-Phe) e IAAO (Indicator Amino Acid Oxidation, con C13-Leu). I risultati ottenuti con le due tecniche sono stati sovrapponibili.

Ad un primo gruppo di volontarie, monitorate con la tecnica DAAO sia nella fase iniziale che nella fase di gravidanza avanzata, sono stati fatti assumere 5,5-30,5 mg/kg di Phe al giorno Phe. Ad un secondo gruppo, monitorate con la tecnica IAAO per 76 giorni solo nella fase avanzata di gravidanza, sono stati fatti somministrati 2,5-30,5 mg/kg di Phe al giorno. L’assunzione dell‘amminoacido è stata distribuita negli 8 pasti quotidiani.

Tutte le volontarie erano a parità di calorie, contenuto proteico e periodo di riposo in modo da rendere confrontabili i dati. I campioni dell'aria espirata dalle volontarie sono stati analizzati con un spettrometro di massa per determinare la quantità di C-13-CO2 prodotta (un indice del fabbisogno medio di Phe) in risposta a quanta ne era stata assunta.

I ricercatori hanno concluso che la quantità di Phe che una donna dovrebbe assumere durante il periodo della gravidanza aumenta del 40% dall'inizio al termine dei nove mesi di gestazione. E che anche all'inizio, la quantità è superiore a quanto necessaria ad un uomo adulto (9,1 mg/kg al giorno), a parità di peso e alimentazione.

Infatti un uomo di 60 kg, ogni giorno questo necessiterebbe di 0,54 g di Phe. Questi risultati sono stati pubblicati su Am. J. Clin. Nutr., a prima firma Ennis M.A.

Fenilalanina, un amminoacido essenziale

Gli amminoacidi sono sostanze fondamentali per assicurare le funzionalità vitali di un organismo. Possono svolgere più mansioni, da elementi costitutivi le proteine a fonte di energia, alla sintesi di ormoni e vitamine, ad assicurare una risposta immunitaria e la trasmissione di impulsi nervosi. Il nostro corpo riesce a sintetizzarne molti, a partire dagli elementi assimilati dalla dieta. Ma non tutti.

Alcuni devono essere necessariamente assimilati con la dieta altrimenti la sintesi delle proteine si bloccherebbe. Per questo vengono definiti “essenziali”.

Tra questi troviamo la fenilalanina (Phe), un amminoacido scoperto nel 1879 da Schulze e Barbieri, due chimici che la isolarono dai semi del lupino giallo. Ora sappiamo che questo amminoacido è indispensabile per la sintesi di neurotrasmettitori come l’adrenalina e noradrenalina (ormoni dello stress), dopamina (metabolismo cerebrale) melanina (pigmento della pelle), coenzima Q10 (potente antiossidante), tiroxina (ormone tiroideo). A tutte queste attività la Phe partecipa direttamente o tramite la tirosina, un amminoacido che il nostro organismo sintetizza a partire proprio dalla Phe.

Come è immaginabile, una dieta povera di Phe può provocare deficit psicomotori e neurologici. E questo diventa un elemento fondamentale nella gestione della gravidanza. Gli alimenti ricchi di Phe sono le proteine di origine animale (carne, pesce, formaggi, salumi) e di origine vegetale (legumi, ad es. soia, e frutta secca, ad es. noci e semi di zucca).

Però non sempre questo amminoacido fa bene. Nei pazienti con un deficit di un enzima epatico (Phenylalanine hydroxylase; PAH), la Phe si accumula nell'organismo e porta ad una malattia ereditaria conosciuta con il nome di “fenilchetonuria”. In Europa la frequenza è di circa 1 caso ogni 10.000 bambini.

Per questo, se una donna in gravidanza ha questo deficit enzimatico, deve fare molta attenzione all'assunzione di questo amminoacido perché un accumulo può provocare difetti cardiaci, deficienza dello sviluppo del cranio, e influenzare lo sviluppo del sistema nervoso centrale del bambino.

Quindi è bene rivolgersi sempre al proprio medico prima di assumere integratori a base di Phe, anche del semplice dolcificante aspartame (composto da fenilalanina e acido aspartico).

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