Il proprio corpo tagliuzzato ed esaminato in ogni sua minima parte da gruppi di scienziati assetati di scoperte. L'idea potrebbe apparire alquanto macabra, eppure ci sono tante persone che vorrebbero donare il loro corpo dopo la morte alla Scienza come gesto di cieca fiducia nel progresso e amore per le generazioni future. Da ieri si può. È stata, infatti, approvata la legge in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica.

Il testo, proposto dal sottosegretario alla Salute del M5S Pierpaolo Sileri, ha raccolto consenso unanime a Montecitorio, permettendo di compiere un ulteriore passo in avanti nella delicata tematica “individuo, scienza ed etica”.

Un passo importante per la scienza

Innegabile il beneficio che, una scelta del genere, può portare agli studi sulla salute. Ne è convinto Vito De Filippo, capogruppo Italia Viva in Commissioni Affari Sociali della Camera, che plaude all'iniziativa sostenendo che la ricerca scientifica e la sanità da ieri, 29 gennaio, "avranno un alleato in più dalla loro parte".

Sempre secondo De Filippo questa legge permetterà di aggiungere un tassello fondamentale per il sistema medico e scientifico poiché l'opportunità di studiare organi e tessuti post mortem, fare esperimenti, elaborare teorie, offrirà alla ricerca l'importante vantaggio di allargare il suo campo di applicazione e, di conseguenza, i suoi avanzamenti. E, inoltre, costituirà un terreno di formazione privilegiato, soprattutto per gli aspiranti medici.

Una legge molto attesa

Entusiasmo espresso anche da Elena Carnevali, capogruppo PD in Affari Sociali della Camera, che ha rimarcato quanto sia stata lunga l'attesa per questa legge più volte proposta nelle varie legislature e che ora è stata approvata con il consenso di tutti. Il capogruppo ha sottolineato il lato umano della normativa che lei considera di “solidarietà” poiché permetterà, previa selezione, a molti centri di riferimento di usufruire di materiale preziosissimo e cruciale per la lotta contro patologie, come la SLA o l'Alzheimer, di cui ieri purtroppo si sa ancora molto poco specialmente dal punto di vista eziologico, ma che hanno un'incidenza significativa sulla popolazione.

L'importanza di una corretta informazione

Decisiva ora sarà l'interazione fra istituzioni e sanitari, senza dimenticare l'ausilio degli organi di stampa, al fine di offrire una corretta informazione che permetta di comprendere quanto una prospettiva del genere possa essere foriera di crescita non solo per la ricerca, ma anche per i nuovi professionisti del settore. Un vantaggio di cui beneficeremo, indubbiamente, tutti.

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