Andrea Crisanti, professore di epidemiologia e virologia dell’Azienda Ospedaliera dell’Università di Padova ha rilasciato una serie di dichiarazioni forti nel corso di un'intervista al Globalist Syndication.

In sintesi, secondo lo scienziato che ha efficacemente spento il focolaio di Covid-19 di Vo Euganeo, il monitoraggio dei casi positivi è stato ad oggi insufficiente ed ha portato a sottostimare di molto il numero dei contagiati.

In Lombardia, in considerazione dell'elevato numero di decessi registrato, è plausibile che vi siano contagiati nell'ordine di 100mila persone invece dei 25mila ufficialmente conteggiati portando il totale nazionale nell'ordine dei 130-150mila contagiati.

La lezione di Vo Euganeo sul Covid-19

Non bisogna parlare di "screening a tappeto", chiarisce il professore nel corso dell'intervista rilasciata a Chiara D'Ambros per Globalist Syndication. La strategia applicata con successo a Vo Euganeo, tra i primi focolai di Covid-19 in Italia, è fondata sulla sorveglianza attiva.

In sintesi ad ogni segnalazione di caso potenziale, viene avviato un processo di test anche per le persone che convivono con il soggetto segnalato e che abitano nelle vicinanze.

La ratio è cercare il soggetto "portatore sano" che può trovarsi nelle vicinanze e monitorarlo.

Si procede pertanto in modo diverso da quanto implementato in Lombardia e in altre regioni, riuscendo ad ottenere una mappatura più completa e realistica dei contagiati.

Con questo processo è emerso che circa il 3% della popolazione era contagiata e in molti casi non presentava sintomi. Uno screening successivo ha poi confermato che anche i soggetti asintomatici potevano trasmettere il contagio.

I dubbi sui test Covid-19 agli asintomatici

Al modello proposto dal professor Crisanti vengono mosse alcune obiezioni.

La prima è che i soggetti che non presentano sintomi potrebbero essere meno contagiosi. In realtà, come spiegato nell'intervista, non esistono ricerche a sostegno della minore contagiosità di questi soggetti. L'unica evidenza disponibile, basata sull'esperienza di Vo Euganeo, mostra che soggetti senza sintomi hanno sicuramente trasmesso il contagio.

Una seconda obiezione riguarda il fatto che anche soggetti negativi al tampone potrebbero contagiarsi successivamente in questo modo vanificando l'attività di test massivo. In realtà, implementando correttamente il processo di sorveglianza, andrebbero posti in quarantena tutti i soggetti intorno al caso positivo effettuando i tamponi 7 o 8 giorni dopo l'inizio della quarantena.

In questo modo a Vo Euganeo il contagio è stato arrestato.

Manca la cultura epidemiologica per affrontare il Covid-19

Alla domanda diretta sul perchè le misure che sono risultate efficaci nel primo focolaio veneto stentano ad essere applicate nel resto del paese la risposta del prof Crisanti è lapidaria: manca una cultura epidemiologica per affrontare efficacemente il Covid-19.

I numeri della Lombardia, sempre secondo il professor Crisanti, non lasciano spazio ad alcun dubbio.

Al 21 marzo risultavano 3095 decessi pari al 12% del numero "ufficiale" di contagiati pari a 25.515. Si tratta di un'anomalia rispetto al resto del mondo, ma anche rispetto al Veneto dove con 146 decessi su 4617 contagiati la percentuale è del 3% circa in linea con la Cina e con gli altri paesi.

Adesso che è stato approntato il cosiddetto LockDown è fondamentale che venga attuata anche una efficace politica di sorveglianza con un contenimento capillare dei contagiati e dei sospetti, altrimenti gli sforzi portati avanti dalla popolazione chiusa in casa da 3 settimane saranno stati vani.

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