In Cina la letalità maschile al Coronavirus è stata del 4,7% mentre quella femminile del 2,8%. In Italia il rapporto è di il 7,2%, verso 4,1%. Altri dati descrivono un rapporto di tre a uno a favore delle donne. Secondo gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) le ragioni vanno cercate in una maggior percentuale di fumatori tra gli uomini. In una maggiore attenzione per l’igiene personale delle donne e in una componente ormonale che, nelle donne, favorirebbe una maggiore espressione di una proteina di membrana, ACE2.

Gli estrogeni favoriscono le donne

Ne abbiamo sentito parlare da subito, prima ancora che questa pandemia arrivasse nel nostro Paese.

Infatti, si diceva che in Cina il Covid-19 stava facendo un maggior numero di vittime tra gli uomini. I dati ufficiali parlavano di un rapporto di letalità del 4,7% negli uomini e del 2,8% nelle donne.

Adesso che la pandemia è arrivata abbondantemente anche nel nostro Paese, dopo circa 10 settimane è possibile fare un primo bilancio che vede un rapporto di letalità del 7,2% per gli uomini e 4,1% per le donne. Altri dati descrivono un rapporto di tre a uno, sempre a favore delle donne. In tutte le fasce di età.

Gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) hanno iniziato a fare delle ipotesi. Finora, tra quelle più accreditate ce ne sono tre, le prime due sono associate a diversi comportamenti tra uomini e donne.

Il terzo non è modificabile perché dipende dai diversi livelli ormonali tra i due sessi.

Gli uomini hanno una maggiore tendenza al tabagismo: i fumatori sono in numero maggior rispetto alle fumatrici. E il fumo di sigaretta è uno dei fattori che maggiormente va a compromettere l’efficienza respiratoria.

Il secondo fattore è l'abitudine delle donne a curare con maggior regolarità e attenzione l’igiene personale. E questo, in caso di una pandemia, fa la differenza. Basti pensare a tutte le precauzioni che sono state date sul lavarsi e disinfettarsi le mani come uno dei principali fattori di prevenzione dal rischio di contagio.

Infine, c’è una componente biologica. Nelle donne sia l’immunità innata - protezione aspecifica che ogni individuo ha dalla nascita - che l’immunità adattativa - gli anticorpi che ogni organismo produce in risposta ad un attacco esterno, come quello del coronavirus - sembrano più performanti nelle donne. E questo su base genetica e ormonale.

Il ruolo degli ACE2

Quando una persona viene in contatto con il Covid-19, questo coronavirus ha bisogno di entrare nelle cellule dell’organismo “ospite” per replicarsi e diffondersi. Per fare questo utilizza delle proteine chiamate “spike”. Queste proteine si legano ad un recettore (proteina di membrana) presente sulle nostre cellule che si chiama ACE2 (Angiotensin Converting Enzyme 2 o Enzima di Conversione dell'Angiotensina).

Esistono due enzimi ACE, uno catalizza il passaggio da “angiotensina I” ad “angiotensina II”, quest’ultimo è un vasocostrittore. Per questo, l’enzima ACE è il bersaglio di alcuni farmaci antipertensivi. Il secondo enzima, ACE2, invece, catalizza il passaggio di entrambe le angiotensine (I e II) verso la formazione dell’angiotensina (1-7), un vasodilatatore. Quindi sottraendo ACE2 non si favorisce la vasodilatazione ma si favorisce la formazione di trombi.

Cosa succede quando arriva il Covid-19? Questo, con i suoi “spike” si va a legare proprio ai recettori ACE2. Il complesso “spike-ACE-2” entra nella cellula. Funge da cavallo di Troia per il virus. Da una parte quindi il virus riesce ad entrare nella cellula, dove si replica, e dall’altra sottare ACE-2 dalla superficie limitando così la sua funzione protettiva (antistress, antinfiammatoria e antipertensiva), che si attiva in presenza di una infezione polmonare.

E qui entra in gioco la differenza tra uomini e donne. Nelle donne, soprattutto in età fertile, gli estrogeni sono in grado di aumentare la produzione di ACE2, anche in presenza di una infezione come quella del Covid-19. E questo mette al riparo la funzione respiratoria e assicura l’ossigenazione del sangue.

Negli uomini, invece, gli androgeni hanno una funzione opposta sull’espressione di ACE2. Quindi, dopo l’attacco del coronavirus, l’uomo si ritrova con una quantità limitata di ACE2 che, in presenza di altre complicazioni, può risultare letale.

Sempre a favore delle donne gioca pure la componente genetica. Come è noto nelle donne ci sono due cromosomi X mentre negli uomini un cromosoma X ed uno Y.

L’organismo femminile, avendo due cromosomi uguali, ne tiene uno in una condizione inattiva. Ma c’è una pozione del cromosoma X che non viene disattivata. Ed è proprio in questa porzione che c'è la codifica per ACE2. Come dire, le donne hanno maggiori opportunità di produrre ACE2 rispetto agli uomini.

Tutte queste sono solo le prime ipotesi. Se ne sentono di tante e sicuramente la comunità scientifica avrà modo di approfondire questi aspetti quando questa emergenza sarà terminata. Ma rimane importante conoscere queste differenze, tra umoni e donne, anche per una migliore gestione della fase II della pandemia.

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