Uno studio di quattro anni su circa 1.500 pazienti, condotto alla University of Pittsburgh Medical Centre (Upmc), negli Stati Uniti, ha concluso che una analisi del sangue sulla proteina fibrillare acida della glia (GfapAp), può stabilire se un paziente, dopo un trauma cranico grave, ha subito una lesione cerebrale che necessita di una indagine strumentale più approfondita (tomografia computerizzata, TC) oppure questa non è necessaria. Il risultato di questo test può arrivare in pochi minuti, e potrà avere un forte impatto finanziario, considerando che si potranno evitare fino al 90% di TC.

Una scoperta importante

Solo negli Stati Uniti, ogni anno, nei dipartimenti di emergenza (pronto soccorso in Italia) arrivano circa 4.800.000 casi di trauma cranico e possibili lesioni cerebrali traumatiche che necessitano di indagini strumentali avanzate. E questo numero è in costante aumento.

I dati dicono che nell'80-90% dei casi si tratta di traumi di lieve entità (13-15 GCS, scala Glasgow Coma). Di questi, dopo una tomografia computerizzata della testa (TC), meno del 10% farà registrare qualche problema e meno dell'1% richiederà un intervento di neurochirurgia. In altre parole, se ci fosse un modo per stabilire subito la gravità del trauma, il 90% delle tomografie potrebbe essere evitato.

Su Journal of Neurotrauma i ricercatori dell'Upmc, guidati da David Okonkwo, un neurochirurgo, hanno pubblicato uno studio condotto in quattro anni su 1.500 pazienti nel quale emerge che per stabilire la gravità di un trauma cranico può essere sufficiente dosare nel sangue una proteina marker, la proteina fibrillare acida gliale (GfapAp).

Il dosaggio di questa proteina fornisce con precisione il livello di gravità di una eventuale lesione cerebrale.

Gfap è già approvata dalla Food and Drug Administration (Fda) statunitense per escludere se un paziente necessita di una tomografia computerizzata della testa entro le 12 ore dal trauma cranico.

Ma finora per avere il risultato di questa analisi passavano almeno sei ore. Per questo, spesso, per evitare di far trascorrere del tempo prezioso per il destino del paziente, si procedeva comunque con la tomografia.

Questi ricercatori hanno sviluppato un metodo di analisi che può essere inserito in un dispositivo portatile, i-Stat, già in uso tra militari e operatori sanitari per fare le comuni analisi del sangue sul campo, al di fuori dei laboratori. L'i-Stat potrà fornire in 15 minuti anche il livello plasmatico di Gfap, e questo darà importanti indicazioni ai sanitari e soccorritori su come gestire il paziente. Che, come abbiamo detto, nel 90% dei casi, non richiederà ulteriori indagini.

Gfap verso S100B

Negli ultimi vent'anni i ricercatori clinici stanno approfondendo due proteine come possibili biomarker dei traumi cerebrali, la proteina fibrillare acida gliale (Gfap) e la proteina B legante il calcio S100 (S100B). Entrambe sono associate ad una lesione della glia - cellule che hanno una funzione nutritiva e di sostegno ai neuroni, assicurando l'isolamento dei tessuti nervosi - ed entrambe vengono rilasciate nel flusso sanguigno in seguito ad una lesione traumatica, comprese le lesioni craniche ed extracraniche. Ma esiste una sostanziale differenza tra le due proteine: S100B è presente anche al di fuori del sistema nervoso centrale, per cui come marcatore risulta poco specifico.

Nel 2007, l'individuazione della S100B nelle urine è stata introdotta nelle linee guida scandinave per valutare se un paziente con trauma cranico doveva essere sottoposto alla tomografia. Questo ha permesso un risparmio finanziario.

Nel 2018, la Fda negli Stati Uniti ha autorizzato l'uso di Elisa (enzyme-linked immunosorbent assay) di Gfap, in combinazione con Uch-L1 (ubiquitina C-terminale idrolasi L1) per identificare i pazienti con trauma cranico lieve (Ggc = 13-15). Test non applicabile nei traumi più gravi (Gcs 3-12) e dopo le 12 ore dal trauma. Finora il limite di questo test sono i tempi della risposta dal laboratorio di analisi, non inferiore alle sei ore.

Il Poc fornisce risposte in 15 minuti

La novità ora sta in questo dispositivo palmare, detto point-of-care (Poc) che è in grado di fornire in 15 minuti i livelli ematici di Gfap. Questo test, messo a disposizione da Abbott Laboratories, è stato valutato dal Transforming Research and Clinical Knowledge in Traumatic Brain Injury (Track-Tbi) uno studio prospettico, multicentrico e osservazionale che ha confrontato i dati di Gfap (in plasma) verso i dati di S100B (in siero), arrivando a 24 ore dopo l'infortunio.

Per fare questa indagine è stato raccolto il sangue di pazienti consenzienti (1.359 pazienti; GCS= 3-15, età media 40 anni, il 68% uomini) che si sono recati nei 18 centri traumatologici di primo livello negli Stati Uniti.

Un prototipo Poc è stato usato per testare i livelli plasmatici di Gfap mentre nel siero è stato dosato S100B. Tutti questi pazienti poi sono stati sottoposti a tomografia. Il risultato lascia pochi dubbi: dosare Gfap è più attendibile che dosare S100B nel predire le anomalie intracraniche post-traumatiche entro 24 ore dal trauma.

Prima di commercializzare questo test probabilmente sarà necessario allargare le prove su un numero maggiore di pazienti. Ma i risultati fin qui disponibili fanno ben sperare e questo kit potrebbe essere presto disponibile in tutti i pronti soccorso degli ospedali per aiutare a fare una corretta attribuzione del codice triage.

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