Nelle scorse ore l’Agenzia europea per i farmaci (Ema) ha nuovamente dato il via libera all’utilizzo del vaccino Astrazeneca contro la Covid-19, ribadendone la sicurezza, sia pur riconoscendo un possibile legame tra il ritrovato in esame e alcuni rari fenomeni di trombosi, manifestatisi dopo la somministrazione. Si parla di percentuali irrilevanti, pari a meno di un caso ogni 100mila persone vaccinate: si tratta di 222 individui su 34 milioni che hanno ricevuto il siero, soprattutto donne sotto i 60 anni. Per questo motivo, anche se l’Ema ha chiarito che non è stato ancora dimostrato scientificamente un rischio maggiore legato al sesso o a una certa età, l’Italia, insieme ad altri Paesi, ha deciso di raccomandare il vaccino Astrazeneca esclusivamente agli ultra-sessantenni.

Al momento non esistono indicazioni di terapie specifiche per prevenire le possibili trombosi, anche se iniziano a diffondersi elenchi di sintomi e segnali da considerare con attenzione, in modo da minimizzare ogni possibile rischio.

I sintomi a cui prestare attenzione dopo il vaccino

L’ematologo Sergio Siragusa, intervistato dal Corriere della Sera, ha chiarito come non esista nessun tipo di esame, terapia e profilassi, precedente a una trombosi. Tuttavia le persone giovani e che non hanno altre patologie dovrebbero prestare attenzione ad alcuni segnali d’allarme dopo il vaccino: dolore addominale che non passa, gonfiore alla gamba o al braccio, mal di testa che non passa, dolore toracico o difficoltà nella respirazione, tachicardia, vista offuscata, emorragie, lividi e chiazze rosse in zone del corpo diverse da quella dell’iniezione.

Questi sintomi possono presentarsi fino a tre settimane dopo la somministrazione del ritrovato. In casi simili bisogna farsi prescrivere un esame dell’emocromo, per avere una prima conferma: la diagnosi precoce è fondamentale in situazioni come queste, che – va ribadito – restano comunque molto rare.

Il foglietto illustrativo del vaccino Astrazeneca sarà adeguato

Nel frattempo si stanno studiando nuovi protocolli e metodi di intervento, a partire dalle informazioni sugli sporadici casi di trombosi riscontrati. A quanto pare il raro fenomeno sarebbe dovuto a un meccanismo di autoimmunità: il vaccino in alcune persone, oltre a stimolare gli anticorpi contro la malattia, fa sviluppare anche degli anticorpi che vanno a colpire le cellule del nostro organismo, come le piastrine e quegli elementi che favoriscono la coagulazione del sangue.

Quindi il foglietto illustrativo del vaccino di Astrazeneca sarà aggiornato, tenendo conto di tutte queste novità, così come predisposto dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che però ha ribadito che non esistono “specifici fattori di rischio” legati al vaccino o “trattamenti preventivi” da osservare.

Nessun problema per la seconda dose di vaccino e per i soggetti più anziani

Come ha osservato il presidente dell’Aifa Giorgio Palù, non è stato riscontrato nessun caso di trombosi dopo la seconda dose di vaccino Astrazeneca. Quindi non ci sarebbero controindicazioni per la Salute nell'effettuare una seconda somministrazione. Inoltre la Commissione tecnico-scientifica di Aifa ha sottolineato come non siano stati riscontrati casi di trombosi nei soggetti di età superiore ai 60 anni che hanno ricevuto il vaccino Astrazeneca, per i quali si è invece registrata un’incidenza inferiore di quella attesa: addirittura si è pensato che questo ritrovato possa avere un “effetto protettivo” per questa fascia di età, normalmente soggetta a un rischio maggiore, che aumenta ulteriormente in casi di contagio da Covid-19.

Quindi questo vaccino porterebbe maggiori vantaggi ai soggetti più anziani.