Il 22 maggio 2026, presso la Direzione Generale della ASL Napoli 1 Centro, sono stati presentati i primi Project Work realizzati dagli infermieri partecipanti al percorso formativo regionale per Infermiere di Famiglia e Comunità. Questo programma, attivato in attuazione del Decreto Dirigenziale n. 292 del 31 marzo 2025 della Regione Campania, è frutto della collaborazione con l'Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’.
All'apertura dei lavori, il direttore generale, Gaetano Gubitosa, ha ribadito l'impegno dell'Azienda nel garantire il personale necessario nelle Case della Comunità, fondamentale per consolidare il modello e rispondere ai bisogni della popolazione.
La direttrice sanitaria, Maria Corvino, ha definito i professionisti formati come “pionieri della nuova sanità territoriale”, evidenziando il ruolo innovativo dell'Infermiere di Famiglia e di Comunità. Teresa Rea, presidente dell'Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) Napoli, ha sottolineato che questa fase rappresenta un “consolidamento delle modifiche strutturali dell'assistenza territoriale”, richiamando il nuovo paradigma post-pandemia basato su centralità del territorio, promozione della salute e presa in carico continuativa della comunità. Liliana Lodato, direttrice della UOC Formazione, ha evidenziato l'integrazione tra ASL e Università, mentre Rosaria Parmigiano, dirigente delle Professioni Sanitarie, ha ribadito il valore culturale del modello che “promuove una cultura della salute fondata sull'ascolto, sulla responsabilizzazione e sulla solidarietà di comunità”.
I Project Work: ambiti e sviluppo
I Project Work, presentati il 18 maggio, hanno affrontato ambiti prioritari dell'assistenza territoriale, tra cui scompenso cardiaco, BPCO, diabete mellito, percorso materno-infantile e fragilità. I docenti dell'Università Federico II, Michele Virgolesi e Assunta Guillari, hanno evidenziato come questi lavori siano esempi concreti di progettazione territoriale orientata a prossimità, equità, continuità assistenziale e centralità della persona. Le tutor del percorso, Raffaella Punzo e Rosalia Canfora, hanno espresso soddisfazione per i risultati, sottolineando il valore pratico degli elaborati per il miglioramento dei servizi. Il programma proseguirà il 29 maggio con la presentazione di ulteriori cinque Project Work su tematiche strategiche quali l'appropriatezza degli accessi ai servizi di emergenza, la promozione della salute, le transizioni di cura, la multimorbilità e le reti di comunità.
L'Infermiere di Famiglia e Comunità nel contesto nazionale
L'introduzione dell'Infermiere di Famiglia e Comunità si inserisce in un quadro nazionale di rafforzamento dell'assistenza territoriale. Un esempio è l'avvio, presso la ASL di Pescara, di un percorso formativo abilitante per questa figura, in collaborazione con l'Università ‘Gabriele d'Annunzio’ di Chieti‑Pescara. Questa iniziativa, in linea con il Decreto Ministeriale 77/2022, è considerata strategica per l'assistenza di prossimità. Il percorso, con attività in presenza, formazione sincrona/asincrona e 100 ore di tirocinio, mira a sviluppare competenze per un nuovo modello di presa in carico integrata. Il direttore sanitario della ASL di Pescara, Rossano Di Luzio, ha affermato che l'infermiere di famiglia e comunità è cruciale per la “trasformazione della sanità territoriale”, affiancandosi allo sviluppo di Case di Comunità e Ospedali di Comunità.
Lorenzo Silli, dirigente delle professioni sanitarie e responsabile scientifico del corso, ha evidenziato il legame tra “qualità dell'assistenza” e “lavoro degli infermieri”. Il professor Giancarlo Cicolini ha concluso che “l'assistenza territoriale è una prospettiva centrale per il futuro del Servizio sanitario nazionale e l'infermiere di famiglia e di comunità è una figura chiave per garantire integrazione multiprofessionale, continuità assistenziale e qualità delle cure”.