Quando la Medicina Nucleare si integra con la diagnostica cardiologica, neurologica o con la diagnostica generale, è possibile eseguire esami di secondo e terzo livello fondamentali per la diagnosi precoce e, in molti casi, per la stessa sopravvivenza dei pazienti.

A differenza della radiologia tradizionale, che si limita a rappresentare la struttura anatomica, la Medicina Nucleare consente di analizzare il funzionamento di organi e tessuti a livello cellulare grazie a tecnologie avanzate e radiofarmaci.

La Casa di Cura "San Michele" di Maddaloni (Caserta) dispone di due gamma-camere SPECT/TC e di un tomografo PET/TC di ultima generazione, strumenti che permettono di effettuare indagini diagnostiche come scintigrafie e tomoscintigrafie a emissione di positroni, anche in regime di accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale, utilizzando radiofarmaci, ovvero molecole legate a minime quantità di materiale radioattivo.

«La Medicina Nucleare - spiega Vincenzo Parisella, responsabile dell’Unità funzionale di Medicina Nucleare - è una disciplina medica che utilizza molecole specifiche marcate con isotopi radioattivi (sotto forma di radiofarmaci) a scopo diagnostico o terapeutico con un ampio spettro di applicazione (oncologia, cardiologia, neurologia, endocrinologia...)».

Considerata una tecnica sicura e non invasiva, per il paziente si traduce generalmente in una semplice iniezione o, al massimo, nell’applicazione di un catetere. «Si può affermare che, in vent’anni, la Medicina Nucleare ha trasformato le prospettive di vita dei pazienti».

Il principio alla base di queste tecnologie è relativamente semplice: i traccianti vengono somministrati per via endovenosa, più raramente per via orale o inalatoria.

Una volta raggiunto l’organo o il tessuto bersaglio, le apparecchiature rilevano le radiazioni emesse e le trasformano in immagini ad altissima precisione, capaci di evidenziare alterazioni funzionali spesso precedenti alle lesioni anatomiche visibili con altre metodiche.

Questo rende la Medicina Nucleare uno strumento essenziale in ambito oncologico, per la diagnosi, la stadiazione e il monitoraggio delle terapie dei tumori; in ambito cardiologico, per lo studio della perfusione del muscolo cardiaco; e in campo neurologico ed endocrinologico, per l’analisi di patologie neurodegenerative e disfunzioni della tiroide e delle paratiroidi.

«Nel nostro reparto - specifica lo specialista - l'attività si focalizza soprattutto sulla diagnostica in ambito oncologico (PET/TC con FDG, PSMA e COLINA; scintigrafie ossee) e cardiologico (scintigrafie miocardiche perfusionali con metodica gated; scintigrafie con tracciante osseo per sospetta amiloidosi)».

Le gamma-camere permettono di acquisire immagini sia planari sia tomografiche (SPECT, Single Photon Emission Computed Tomography). Le scintigrafie così ottenute forniscono informazioni dettagliate su localizzazione, estensione, forma e funzionalità degli organi, consentendo di individuare eventuali patologie e valutarne l’impatto sulle strutture anatomiche.

La PET (Positron Emission Tomography) rappresenta invece una delle tecniche più avanzate della diagnostica moderna, in grado di individuare precocemente i tumori e definirne dimensioni e diffusione.

Nel complesso, queste indagini offrono informazioni decisive per una diagnosi tempestiva, una corretta prognosi, la scelta delle terapie e il monitoraggio nel tempo delle principali patologie.