Il Monaldi di Napoli ha effettuato la seconda donazione a cuore fermo (Dcd), prelevando fegato e cornee per trapianto. La procedura ha richiesto un lavoro interaziendale: il donatore, ricoverato al Centro traumatologico, ha visto il prelievo eseguito al Monaldi, grazie al procurement.
La donazione a cuore fermo esige un'organizzazione precisa dopo l'arresto circolatorio e l'accertamento di morte. È cruciale limitare i danni da mancanza di ossigeno agli organi utilizzabili. Per questo, si impiegano tecnologie e tecniche chirurgiche avanzate, con una sequenza operativa che coinvolge più équipe e tempi definiti.
Procedure e preservazione degli organi
La tecnica prevede la cannulazione di grossi vasi per connettere a un sistema di perfusione extracorporea. Questo garantisce agli organi un apporto di sangue ossigenato, assicurandone preservazione e valutazione accurata per il trapianto.
Claudio Marra, direttore Uoc Procedure Innovative in Cardiochirurgia e Trapianti, ha sottolineato come i percorsi Dcd "consentano oggi di ampliare in modo significativo le possibilità di donazione". Ha auspicato per la Campania una "vera rete regionale per la donazione Dcd" per ottimizzare la pratica.
Il Monaldi nel dibattito sui trapianti
Nel 2026, il Monaldi di Napoli è stato al centro del dibattito sulla continuità trapiantologica.
L'Associazione cardiotrapiantati italiani (Acti) - sezione Campania, rappresentante oltre 400 pazienti e famiglie, ha espresso piena fiducia nella gestione del Centro Trapianti. L'Acti ha anche richiamato la nomina del dottor Marra quale elemento chiave del percorso organizzativo.