Il recente documentario sulla controversa carriera di Lance Armstrong ha riportato d’attualità quel periodo tanto discusso e oscuro della storia del Ciclismo in cui il doping ha avuto un impatto così forte sui risultati e le prestazioni.

Dalle pagine del sito francese Cyclisme Actu è intervenuto l’ex corridore David Moncoutiè, un ciclista di ottimo talento che, pur avendo corso in quegli anni, non è mai sceso a patti con l’illecito. Moncoutiè ha parlato delle difficoltà di competere da corridore pulito in un ciclismo dominato dal doping e della necessità di reinventarsi una carriera avendo capito di non potersi avvicinare a certi risultati.

David Moncutiè: ‘Due vittorie speciali al Tour’

Francese di Provins, paese del dipartimento Senna e Marna, classe ’75, David Moncoutiè è stato ciclista professionista dal 1997 al 2012, vivendo così tutto un periodo di grande cambiamento per il mondo del ciclismo, dall’era Armstrong fino all’introduzione del passaporto biologico. Il francese aveva debuttato con importanti velleità, forte di un eccellente talento da scalatore e buone doti di recupero che sembravano farne un chiaro pretendente alle vittorie delle corse a tappe. La realtà è stata però ben diversa per Moncoutiè. Dopo un primo periodo di apprendistato il corridore francese ha dovuto fare i conti con un ciclismo dominato da un uso del doping così diffuso e sofisticato da tagliare fuori dai giochi chi non fosse pronto a piegarsi a questo sistema.

Moncutiè ha scelto di seguire una strada etica e difficile, restando un corridore pulito in un’epoca quanto mai contraddittoria e ambigua. Il suo coraggio è stato ripagato da una manciata di vittorie prestigiose, su tutte due tappe del Tour de France e quattro della Vuelta Espana. “Sono momenti che segnano una carriera e persino una vita.

Vincere una tappa del Tour era un obiettivo nella mia carriera e in quei giorni è stato come raggiungere il risultato. Sono state entrambe speciali”, ha ricordato Moncoutiè sulle sue vittorie al Tour de France. “La prima è arrivata nel mio dipartimento e la seconda nella festa del 14 luglio, sono state due grandi emozioni”, ha aggiunto l’ex ciclista francese.

‘Era complicato senza prendere niente’

Moncoutiè ha parlato del periodo in cui ha provato a rivaleggiare con i corridori più forti del Tour de France, cercando di curare la classifica generale nell’edizione 2002, conclusa al 13° posto, e della necessità di reinventarsi dopo essersi reso conto di non poter competere senza fare ricorso al doping.

“Sono diventato professionista nel ’97. Tra il ’97 e il ’98 era complicato resistere nelle più grandi corse senza prendere nulla. Poi c’è stato l’affare Festina. Mi sono sentito più a mio agio perché c’è stato un grosso freno, soprattutto nelle squadre francesi. Fino al 2002 ho continuato a progredire e sono arrivato 13° in classifica al Tour de France”, ha ricordato Moncoutiè, che però ha assistito a un nuovo peggioramento della situazione sul fronte dell’uso del doping.

“Soprattutto a partire dal 2003 le cose sono tornate come prima. Ho cambiato i miei obiettivi e ho deciso di focalizzarmi sulle vittorie di tappa”, ha raccontato Moncoutiè denunciando come per un corridore pulito all’epoca fosse impossibile competere per vincere le corse più importanti.

“Per chi aveva un ruolo di primo piano in questa epoca, soprattutto nella classifica generale dei grandi giri, era complicato senza doping. Armstrong faceva come gli altri. Fortunatamente c’erano dei corridori come me che facevano a meno del doping, ma che chiaramente non potevano competere nei grandi giri o nelle grandi classiche, gare in cui la resistenza e la fatica erano più rilevanti”, ha analizzato David Moncoutiè.

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