Il ciclismo professionistico è fatto di marginal gains, ma c’è chi della ricerca del limite aerodinamico ha fatto una vera e propria crociata personale, finendo spesso per scontrarsi con il muro dei regolamenti. Parliamo di Jan-Willem van Schip, istrionico corridore olandese della Azérion / Villa Valkenburg, finito nuovamente al centro di una pesantissima bufera durante l'ultima tappa della Ronde de l'Oise.

L'epilogo della corsa francese è andato ben oltre l'aspetto puramente sportivo, trasformandosi in un caso che ha richiesto l'intervento della gendarmeria francese per estromettere di forza il corridore dalla carovana.

Il fatto: una borraccia "aerodinamica" sul petto

Nel corso della frazione conclusiva, i commissari di gara dell'Unione Ciclistica Internazionale (UCI) hanno notato un'anomalia nella divisa di Van Schip: il corridore aveva infilato una borraccia sotto la maglia, posizionandola sul petto. Una mossa chiaramente mirata a fendere meglio l'aria, modificando il profilo frontale del corpo per ottenere un vantaggio di penetrazione aerodinamica.

Ritenendo il posizionamento irregolare, i giudici di gara hanno sventolato il cartellino rosso della squalifica. Ma è a questo punto che la situazione è degenerata. Convinto di essere nel pieno diritto regolamentare, Van Schip si è rifiutato categoricamente di obbedire all'ordine di fermarsi impartito dalla macchina della giuria, continuando a pedalare all'interno del gruppo.

Davanti al reiterato rifiuto e all'impossibilità di far rispettare la sanzione, la giuria UCI non ha avuto altra scelta se non quella di chiedere il supporto delle forze dell'ordine. I gendarmi francesi sono dovuti intervenire direttamente sul percorso, stringendo il ciclista verso il bordo della carreggiata e costringendolo fisicamente a scendere dalla bicicletta, sotto lo sguardo incredulo di compagni e avversari. Una volta fermato, l'atleta è scoppiato in un pianto di frustrazione a bordo strada, visibilmente sopraffatto dalle emozioni.

Un corridore nel mirino dell'UCI

Per Van Schip non si tratta di una novità. Il trentunenne olandese è da tempo un "sorvegliato speciale" sia dai commissari che dagli organi tecnici dell'UCI per via delle sue trovate eccentriche e provocatorie, spesso ai limiti del consentito (famigerati, in passato, i suoi manubri strettissimi ed estremamente inclinati verso l'interno).

Solo un mese prima era stato cacciato dal Tour of Hellas (Giro di Grecia) per aver mantenuto una posizione in sella ritenuta non regolamentare.

Lo sfogo del Team Manager: "È una persecuzione umana"

Il giorno successivo al caos, Paul Tabak, team manager della Azérion / Villa Valkenburg, ha rilasciato dichiarazioni di fuoco ai microfoni di WielerFlits, difendendo l'atleta ma ammettendo che la situazione è ormai diventata insostenibile per la squadra.

Tabak contesta innanzitutto la base giuridica della squalifica, spiegando che le nuove norme UCI in materia entreranno in vigore solo successivamente:

"Secondo noi, la regola che vieta esplicitamente di tenere le borracce sotto la maglia scatterà solo dal 1° luglio.

Al momento non esiste nel regolamento attuale una norma che vieti in modo chiaro di tenere due borracce o dei gel davanti nel petto. Jan-Willem conosceva il testo e per questo non voleva fermarsi. Alla fine lo ha costretto la gendarmeria. È stato un momento durissimo: se non si fosse fermato, avrebbero interrotto la corsa."

Il manager descrive un clima di forte tensione e una sorveglianza che definisce "puro bullismo" da parte degli organi di controllo:

"Non importa più quello che fa, è diventato il capro espiatorio. Alla Ronde de l'Oise sono venuti a controllare la bici di Jan-Willem ogni singolo giorno. Ogni giorno lo misuravano, cercavano qualsiasi pretesto per incastrarlo. Siamo sotto una lente d'ingrandimento asfissiante.

Ogni volta che succede qualcosa ci dicono che 'la decisione è stata presa direttamente in Svizzera' (sede UCI, ndr)."

Tabak conclude parlando dell'impatto psicologico sul corridore, scoppiato in lacrime dopo il blocco della polizia:

"Vederlo piangere come un bambino sul ciglio della strada è stato disumanizzante, non è giusto che si sia arrivati a tanto, soprattutto per un corridore con la sua storia. Ma ora siamo a un punto di svolta. Van Schip non è più grande della squadra e gli organizzatori non gradiscono queste continue faide. Al momento, con questa bicicletta, questa posizione e queste trovate, è inutile portarlo alle corse UCI: verrebbe squalificato dopo pochi giorni alla prima telecamera.

Dovremo parlargli chiaramente e chiedergli di tornare a correre su una bici del tutto normale."

L'ennesimo scontro tra la fantasia sfrontata dell'atleta olandese e la rigidità burocratica dei regolamenti ha scritto una delle pagine più surreali del ciclismo recente. Resta da capire se Van Schip deciderà di piegarsi alle richieste del suo team o se questa clamorosa espulsione segnerà la fine della sua carriera su strada.