Il 24 luglio Tadej Pogačar ha compiuto l'impresa che il mondo del ciclismo attendeva da trent'anni: sbriciolare il record storico di scalata dell'Alpe d'Huez firmato da Marco Pantani nel 1995. Con un tempo stellare di 35'27" sui 13,8 km della salita simbolo del Tour de France, lo sloveno ha tolto ben 83 secondi al 36'50" stabilito dal "Pirata".
Ma il puro dato cronometrico è davvero sufficiente per decretare chi abbia realizzato la prestazione atletica più forte? La risposta è no. Tre decenni separano le due imprese, un’era geologica in termini di evoluzione tecnologica: pneumatici, aerodinamica, scorrevolezza delle ruote, rigidità dei telai e peso dei materiali.
Per dare una risposta scientifica e oggettiva a questo dilemma, il sito specializzato Velora ha sviluppato un modello matematico in grado di azzerare il divario tecnologico. La domanda posta è stata semplice: cosa succederebbe se le grandi prestazioni del passato venissero riparametrate sulle biciclette del 2026?
We did the maths, modelled it out, and concluded that when normalised for equipment, Pantani was faster than Pogačar up Alpe d'Huez 🤓
We made an interactive infographic and explained our methodology below. If you think the numbers tell a different story, let us know...… pic.twitter.com/OlcbUcjwVC
Il verdetto del modello: Pantani davanti di 14 secondi
Normalizzando i dati ed equiparando i materiali e i mezzi meccanici a disposizione degli atleti, i risultati ribaltano l'esito del cronometro.
Applicando le specifiche tecniche del 2026 al tempo di Marco Pantani del 1995 (36'50"), il modello di Velora stima che il Pirata avrebbe fermato l'orologio su un incredibile 35'13": ben 14 secondi più veloce del record attuale di Pogačar.
Non si tratta di un caso isolato. La ricalibrazione tecnologica premia l'incredibile continuità dell'icona romagnola sulle rampe dell'Alpe d'Huez:
Pantani 1995: da 36'50" a 35'13" (più veloce di Pogačar)
Pantani 1997: da 36'55" a 35'17" (più veloce di Pogačar)
Pogačar 2026: 35'27" (tempo reale/riferimento)
Pantani 1994: da 37'15" a 35'37" (a soli 10" dallo sloveno)
Anche gli altri grandi scalatori degli anni novanta del ciclismo vedrebbero i propri tempi contrarsi drasticamente.
La prova di Jan Ullrich del 1997 scenderebbe a 36'03", Alex Zülle a 36'31", Miguel Induráin a 36'32", Bjarne Riis a 36'33".
Dove si guadagnano 97 secondi? L'anatomia del vantaggio tecnologico
Secondo i calcoli di Velora, dal 1995 al 2026 l'evoluzione dei materiali garantisce un guadagno complessivo stimato in 97 secondi sull'intera scalata dell'Alpe d'Huez. Una dote di tempo che cancella l'eccedenza di 83 secondi registrata sul campo da Pogačar, restituendo a Pantani il primato virtuale.
L'analisi scompone il vantaggio di quasi un minuto e mezzo in cinque fattori chiave:
Efficienza della trasmissione (catene, lubrificanti, pulegge oversized) - 46,6 secondi
Minore resistenza al rotolamento (tubeless, mescole avanzate, asfalto moderno) - 22,8 secondi
Ottimizzazione aerodinamica (telai aero, integrazione cavi, body) - 16,8 secondi
Riduzione della massa della bicicletta - 16,2 secondi
Zavorra equipaggiamento moderno (casco obbligatorio) + 5,0 secondi
Il fattore determinante risulta essere l'efficienza meccanica complessiva: quasi 47 secondi persi nelle dispersioni d'energia delle trasmissioni degli anni '90 rispetto ai sistemi ultra-efficienti odierni.
Il fascino di un confronto senza tempo
Lo studio di Velora non intende ridimensionare l'impresa monumentale compiuta da Tadej Pogačar, capace di riscrivere la storia del ciclismo moderno su uno dei traguardi più iconici al mondo. Tuttavia, offre un'affascinante chiave di lettura analitica: se le gambe e i polmoni restano il motore immobile di questo sport, la tecnologia ha spalancato porte che trent'anni fa erano semplicemente impensabili.
E, dati alla mano, dimostra che la leggenda di Marco Pantani sulle rampe dell'Alpe d'Huez brilla oggi di una luce ancora più intensa.