Il dominio assoluto di Tadej Pogačar e i record di scalata sbriciolati ad ogni grande appuntamento continuano a far discutere il mondo del pedale. Di fronte a prestazioni così strabilianti, tra gli appassionati riaffiorano ciclicamente i fantasmi dell'era più buia del ciclismo. A fare chiarezza e a respingere i dubbi arrivano però le parole di chi quel periodo lo ha vissuto in prima persona: Jürgen Van den Broeck.
L'ex scalatore belga, intervistato da Het Nieuwsblad, ha analizzato lo straordinario progresso delle prestazioni nell'era contemporanea, spiegando perché i risultati odierni non debbano automaticamente generare diffidenza.
La rivoluzione della nutrizione: "Noi andavamo a correre col serbatoio vuoto"
Per Van den Broeck la chiave del salto di qualità fatto dal gruppo negli ultimi anni risiede in una vera e propria rivoluzione scientifica, in primis nell'alimentazione in corsa.
"Certo, non si è mai sicuri al 100%, ma con le indicazioni e i mezzi di oggi si può andare molto lontano senza sostanze proibite", osserva il belga. "Prima ci consigliavano di essere il più magri possibile. Di conseguenza, andavamo a correre con il serbatoio vuoto. Oggi i corridori mangiano due o tre volte di più, il che garantisce molta più energia durante la gara. È del tutto logico assistere a prestazioni di un altro livello."
L'apporto energetico massiccio, unito ai progressi nell'allenamento, all'aerodinamica e ai materiali, permette alla generazione attuale di esprimere wattaggi che in passato parevano fantascientifici senza dover ricorrere a scorciatoie.
Quel podio a Parigi solo sulla carta
Van den Broeck sa bene cosa significhi correre in un'epoca segnata dalle ombre del doping. Classificatosi quinto al Tour de France 2010, è salito al terzo posto della classifica ufficiale soltanto anni dopo, a seguito delle squalifiche comminate ad Alberto Contador e Denis Menchov.
Un riconoscimento arrivato però fuori tempo massimo, che lascia ancora un retrogusto amaro:
Orgoglio e conferme: "Sono più orgoglioso del quarto posto ottenuto sul campo nel 2012 che del terzo del 2010. Lì ho dimostrato di non essere una meteora."
Il podio mancato: "Quel terzo posto esiste solo sulla carta. Non ho mai avuto l'onore di salire sul podio a Parigi e non ho quella bella foto a consacrare il traguardo."
Il rapporto con i controlli e le domande del pubblico
Ripensando al Tour 2026 e al ritorno in auge delle discussioni sui test antidoping notturni, Van den Broeck ricorda la rigidità dei controlli ai suoi tempi, criticando a volte la mancanza di empatia degli ispettori: "Nell'ultima settimana del Tour venivo controllato ogni giorno alle 6 del mattino.
Basterebbe un po' più di umanità: i corridori non sono criminali."
L'ex corridore riconosce che, dopo le ferite del passato, è del tutto naturale che il pubblico si ponga domande di fronte a una superiorità schiacciante e prolungata. Tuttavia, la risposta a queste domande non va cercata nei sospetti, ma nella totale trasformazione professionale che ha ridefinito i confini della prestazione ciclistica.