Lo spettacolare finale del Tour de France sul pavè di Montmartre e lungo le strade di Parigi ha regalato una delle tappe conclusive più avvincenti degli ultimi anni. Un vero e proprio spot per il ciclismo che ha entusiasmato tifosi e addetti ai lavori, a partire dal giornalista ed ex corridore olandese Thijs Zonneveld.
Nel corso del suo podcast In de Waaier, Zonneveld ha commentato con trasporto l'esito della 21ª tappa, sottolineando come l'intero andamento del Tour de France sia stato fortemente condizionato e "indirizzato" dalla superiorità quasi totale di Tadej Pogačar, capace di decidere implicitamente a chi concedere lo spazio per vincere.
'Un ciclismo da mostrare ai bambini'
Per Zonneveld, il circuito parigino con la tripla scalata a Montmartre ha spazzato via la classica e sonnolenta passerella per velocisti, trasformando la frazione conclusiva in una sfida epica tra i più grandi interpreti del ciclismo:
'Che sport fantastico! Questo è il ciclismo che vuoi mostrare ai tuoi figli. Vedere Mathieu van der Poel bussare alla porta di Tadej per dire 'Usciamo a giocare!' e poi trovare anche Remco Evenepoel e Mads Pedersen a dar battaglia su un terreno simile... Siamo davvero privilegiati a poter vivere l'era di questa generazione'.
La fuga a due tra Pogačar e Van der Poel nel finale ha ricordato le classiche più iconiche della stagione: «Il più grande corridore di sempre e uno dei migliori interpreti delle classiche della storia che tirano insieme fino al traguardo come in un Trofeo Baracchi».
Tra regali e concessioni: le tappe del Tour secondo Pogačar
L'analisi di Zonneveld si fa però più profonda quando passa a valutare il peso di Pogačar sui successi degli altri grandi protagonisti di questo Tour. Secondo il giornalista olandese, lo sloveno ha esercitato un tale controllo sulla corsa da aver di fatto "concesso" alcune delle vittorie più prestigiose a compagni e rivali:
«Senza il lavoro forsennato di Pogačar nel finale a Parigi, la volata avrebbe premiato i velocisti puri come Philipsen, Pedersen o Kanter. Pogačar ha tirato a tutta fino all'ultimo: non possiamo chiamarlo propriamente un regalo, perché ha dovuto faticare, ma l'ha concessa a Van der Poel.
Proprio come prima aveva concesso la vittoria a Evenepoel sul Plateau de Solaison e ad Isaac Del Toro a Barcellona.»
Il capolavoro finale di Mathieu van der Poel
Nonostante il ruolo chiave di Pogačar nel tenere a bada il ritorno del gruppo lanciato a tutta velocità, Zonneveld attribuisce enormi meriti al vincitore di giornata. Van der Poel ha infatti resistito per una questione di millimetri al rientro furente dei velocisti su un rettilineo d'arrivo al limite del drammatico:
«Da dove Van der Poel abbia tirato fuori quell'ultimo chilometro rimane per me un mistero. Con il gruppo praticamente alle spalle, il cuore a 200 battiti e il lattato alle stelle, ha piazzato un'ulteriore stoccata. Se lo vedessi in un film di Hollywood diresti che è una finzione esagerata.»
Un finale da fotofinish in cui lo stesso compagno di squadra Jasper Philipsen, arrivato a velocità doppia, ha esultato vedendo l'olandese spuntarla su Max Kanter e Olav Kooij, chiudendo a chiave un Tour de France che resterà negli annali.