Elena Rybakina ha concluso la sua straordinaria avventura allo US Open di New York con un titolo che, per le premesse che avevano caratterizzato l'avvicinamento al torneo, ha colto di sorpresa la stessa giocatrice. Appena ventitré giorni prima di sollevare il prestigioso trofeo, la tennista kazaka nutriva seri dubbi sulla sua partecipazione: il ritiro dal quarto di finale di Cincinnati contro Iga Swiatek, dopo soli cinque game, era stato causato da un problematico infortunio al tendine d’Achille, innescando un periodo intenso di controlli medici, consulti specialistici e un mirato lavoro di recupero.

La finale vinta contro Aryna Sabalenka con il punteggio di 6-4, 5-7, 6-3 ha conferito un significato ancora più profondo al percorso trionfale di Rybakina. «Sono sotto shock, a dire il vero. Non ho parole», ha dichiarato la campionessa subito dopo la partita. La questione fisica era considerata particolarmente delicata, anche in virtù di un disturbo cronico al piede con cui la giocatrice convive da anni. L'esito della risonanza magnetica effettuata a New York, infatti, non aveva dissipato le preoccupazioni iniziali: «Non sembrava così buono», ha raccontato Rybakina, sottolineando la necessità di confrontarsi con diversi medici per valutare la situazione.

Una preparazione ridotta all'essenziale

Nei giorni immediatamente successivi al suo arrivo nella Grande Mela, Rybakina ha lavorato incessantemente con il suo team e con un medico specialista in Australia, concentrando gli sforzi più sulle terapie di recupero che sulla pratica in campo. La sua routine quotidiana è stata scandita dagli spostamenti tra l'hotel e la palestra, senza poter toccare la racchetta per un'intera settimana. «Non ho toccato la racchetta per sette giorni prima del torneo», ha rivelato. Solo dopo aver ricevuto il via libera definitivo dai medici, ha potuto riprendere gli allenamenti: appena quattro giorni di pratica in campo prima del suo debutto nel tabellone principale.

Nonostante questa preparazione ridotta al minimo, il suo rendimento nei primi turni del torneo è stato eccezionalmente solido.

Rybakina ha dimostrato una notevole continuità, non perdendo alcun set nelle prime quattro partite e superando il suo precedente miglior risultato allo US Open, dove non era mai andata oltre gli ottavi di finale. Il suo potente servizio e la capacità di dettare il ritmo dello scambio da fondo campo le hanno permesso di evitare incontri eccessivamente lunghi e dispendiosi nelle fasi iniziali, un aspetto cruciale dopo una vigilia così fortemente condizionata dall'incertezza legata alla sua condizione fisica.

Il traguardo del numero uno mondiale

Alla tensione generata dall'infortunio si è aggiunta quella derivante dalla corsa alla vetta del ranking mondiale. Rybakina era giunta a New York in piena competizione per il prestigioso titolo di numero uno WTA, insieme a rivali del calibro di Coco Gauff, Jessica Pegula e Aryna Sabalenka.

L'ambizioso obiettivo è stato finalmente centrato con il suo accesso alle semifinali del torneo. La giocatrice ha espresso un chiaro senso di sollievo per il risultato raggiunto: «È stato un sollievo dopo, perché avevo raggiunto un obiettivo», ha affermato, sottolineando l'importanza di questo traguardo nella sua carriera.