Alexandra Eala ha concluso il suo US Open con amarezza e orgoglio, dopo la sconfitta al terzo turno contro Iva Jovic sull’Arthur Ashe Stadium. La filippina, 21 anni, è uscita da una partita combattuta, persa 7-5, 3-6, 7-5. Nel set decisivo, Eala aveva guidato per due volte con un break di vantaggio, prima di subire la rimonta della statunitense.

Il risultato ha lasciato delusione, ma non ha cancellato il senso di crescita di un torneo, un importante passaggio. Eala ha riconosciuto di avere avuto margini concreti per indirizzare la partita: «Penso sicuramente che in questa partita ho avuto le mie possibilità, e sono stata capace di mettermi nella condizione di avere alcune opportunità, il che è stato positivo».

Ha poi aggiunto, cercando il lato positivo: «Naturalmente c’è delusione nel perdere, ma sì, provo a vedere il lato positivo, penso sia stata davvero una buona partita. Penso che il livello sia stato molto alto».

La scalata di una stagione di "prime volte"

Il percorso recente di Eala aiuta a spiegare perché la sconfitta non sia stata letta solo attraverso il punteggio. All’inizio della stagione 2025 era numero 147 del mondo. Da allora è diventata la prima filippina a entrare nella Top 100, nella Top 50 e nella Top 20, fino al numero 18, il suo miglior ranking. Ha inoltre conquistato il primo titolo WTA a Washington e, dopo la seconda settimana a Wimbledon, ha firmato un terzo turno allo US Open, in una stagione di nuove esperienze.

La stessa Eala ha riassunto così il senso di questo passaggio: «Che cosa non ho imparato quest’anno?». E ancora: «Mi sono trovata in così tante situazioni e, credo, in così tante prime volte. Con quelle situazioni arrivano nuove lezioni. Imparo su me stessa. Imparo come comportarmi. Imparo qual è il modo migliore per me di affrontare un ostacolo».

Le parole dopo la sconfitta

La partita con Jovic, durata tre ore e tre minuti, richiederà tempo per essere analizzata a fondo. «Quello che ho imparato stasera devo ancora elaborarlo», ha detto Eala. «Ma penso che ciò che so per certo è che ho lasciato tutto là fuori».