L'ex campione scozzese Andy Murray ha recentemente svelato un aspetto inedito e meno visibile della personalità di Novak Djokovic. Il 29 settembre 2026, Murray ha condiviso le sue osservazioni, emerse in seguito a un periodo in cui ha ricoperto il ruolo di allenatore al fianco del fuoriclasse serbo. Questa esperienza ha permesso allo scozzese, dopo aver appeso la racchetta al chiodo, di guidare per un breve tratto il campione e di descrivere una versione di Nole profondamente diversa dall’immagine pubblica di un giocatore impermeabile a qualsiasi pressione.

L’ex rivale e breve allenatore del serbo ha spiegato: «Lo avrei sfidato con più fiducia», rivelando un lato nascosto di Djokovic che mette in discussione la sua stessa forza mentale.

Il ritratto inatteso di Djokovic

Il punto centrale del racconto di Murray riguarda la gestione mentale dei momenti cruciali che precedono le partite. L'ex tennista ha spiegato di aver scoperto in Djokovic dubbi e fragilità che, da avversario, non avrebbe mai immaginato con tale evidenza. «Avessi scoperto prima i dubbi e le fragilità di Djokovic, lo avrei affrontato con maggiore sicurezza», ha affermato Murray. Questa dichiarazione, lungi dal ridurre il valore competitivo del serbo, ne mostra piuttosto il complesso lavoro interno che si cela dietro risultati straordinari, costruiti anche sulla capacità di convivere con l’incertezza e di superarla.

Lo scozzese ha ulteriormente precisato il suo punto di vista: «Allenandolo ho scoperto che non è forte mentalmente come sembra». Ha poi chiarito il senso del suo ragionamento, sottolineando come Djokovic «prima dei match mette tutto in discussione». Murray ha aggiunto: «Siamo abituati a pensare che sia lo sportivo più forte a livello mentale. Lo è, ma ha anche molti dubbi. Lo avrei sfidato con più fiducia». Questo passaggio è particolarmente significativo poiché proviene da un ex rivale che ha condiviso con Djokovic anni di confronti ad altissimo livello e che, osservandolo da dentro il lavoro quotidiano, ha potuto coglierne una dimensione meno appariscente e più umana.

Collaborazione e sfide personali

Nel contesto più ampio della loro collaborazione, Murray ha ricordato come «verso la fine della carriera i dubbi iniziano a insinuarsi». Ha ribadito che «Novak è uno degli sportivi più tosti dal punto di vista mentale, ma ha un sacco di dubbi su sé stesso, sul suo gioco e prima dei match importanti». Il rapporto professionale tra i due si è sviluppato da novembre 2024 a maggio 2025. Durante questo periodo, un momento di particolare rilievo è stata la finale del Masters 1000 di Miami 2025, persa da Djokovic contro Jakub Mensik con il punteggio di 7-6(4) 7-6(4), un risultato che potrebbe aver alimentato ulteriori riflessioni sul suo stato mentale.

Murray ha anche descritto il suo ruolo tecnico e la sua metodologia di coaching: «È probabilmente il miglior giocatore di tutti i tempi, provavo a fargli capire ciò che lo rendeva grande e farlo ragionare su quali decisioni prende nei momenti in cui gioca al suo massimo».

Questa prospettiva dall'interno offre una nuova chiave di lettura sulla figura di Novak Djokovic, rivelando che anche i più grandi campioni affrontano battaglie interiori, trasformando la loro apparente invincibilità in una testimonianza di resilienza e costante auto-superamento.