Il dibattito sull'espansione della NBA è tornato prepotentemente al centro dell'attenzione, riaprendo il dossier su possibili nuove franchigie a Seattle e Las Vegas. Sono trascorsi ben 22 anni dall'ultima aggiunta al campionato, un lasso di tempo significativo che rende l'attuale discussione particolarmente rilevante. La primavera scorsa, il Board of Governors della lega ha ufficialmente approvato l'esplorazione di questa potenziale crescita verso le due città menzionate. L'ipotesi più concreta vede le nuove squadre teoricamente pronte a scendere in campo già a partire dalla stagione 2028-29, segnando un momento storico per la lega.

Un recente quiz dedicato alla storia della NBA ha offerto uno spunto per ripercorrere le tappe fondamentali delle squadre nate per espansione. Questo gioco interattivo diventa un modo per esplorare una crescita lunga e spesso non lineare della lega. L'eventuale ingresso di due nuove franchigie solleva, tuttavia, questioni operative di grande importanza. Si discute, ad esempio, se un futuro expansion draft seguirebbe le stesse regole adottate in passato, quali sarebbero le implicazioni per un possibile riallineamento delle conference e se le division attuali potrebbero subire modifiche sostanziali o addirittura scomparire. In questo contesto, viene anche citata la recente e riuscita espansione della WNBA come un segnale favorevole, pur in assenza di dettagli definitivi sul percorso che la NBA intenderà intraprendere.

Dalle origini alla prima selezione naturale della NBA

La NBA, con la sua denominazione attuale, ha mosso i primi passi nella stagione 1949-50, a seguito della fusione tra la BAA e la NBL. Quel campionato inaugurale vide la partecipazione di 17 squadre, un numero che rifletteva un panorama cestistico in piena evoluzione. Tra queste figuravano i Minneapolis Lakers, i Rochester Royals, i Fort Wayne Pistons, i Chicago Stags, i St. Louis Bombers, i Syracuse Nationals, i New York Knicks, i Washington Capitols, i Philadelphia Warriors, i Baltimore Bullets, i Boston Celtics, gli Indianapolis Olympians, gli Anderson Packers, i Tri-Cities Blackhawks, gli Sheboygan Red Skins, i Waterloo Hawks e i Denver Nuggets.

Tuttavia, la competitività e le dinamiche del tempo portarono a una rapida "selezione naturale": ben sei di queste franchigie chiusero i battenti già al termine di quella stessa stagione. Oggi, solo otto di quelle squadre originarie fanno ancora parte della NBA moderna. È interessante notare come, tra queste, i New York Knicks e i Boston Celtics siano le uniche due a non aver mai cambiato né città né nome nel corso della loro lunga e gloriosa storia, rappresentando un'eccezione di stabilità in un contesto di continui cambiamenti.

Le prime espansioni e l'impatto dell'ABA sulla mappa della lega

Prima della storica fusione con l'ABA, la NBA conobbe diverse tappe significative nel suo percorso di espansione, che contribuirono a ridisegnare progressivamente la mappa della lega.

Questo periodo vide l'ingresso di nuove franchigie che avrebbero lasciato un segno duraturo. Tra le aggiunte di quegli anni, si ricordano i Chicago Packers nel 1961, che in seguito sarebbero diventati i Washington Wizards; i celebri Chicago Bulls nel 1966, una squadra destinata a grande successo; i Seattle SuperSonics e i San Diego Rockets nel 1967, che si sono poi trasformati rispettivamente negli Oklahoma City Thunder e negli Houston Rockets. L'anno successivo, il 1968, vide l'ingresso dei Milwaukee Bucks e dei Phoenix Suns. Successivamente, si unirono alla lega i Portland Trail Blazers, i Cleveland Cavaliers e i Buffalo Braves, d