Kei Nishikori si è congedato dal tennis professionistico, e il suo ex allenatore, Gabe Jaramillo, lo ha salutato con una lettera commovente pubblicata il 28 settembre 2026. Il testo ripercorre l'intero percorso del tennista giapponese, dal suo arrivo negli Stati Uniti in giovane età al sostegno fondamentale della Morita Foundation, fino a una carriera brillante che lo ha visto raggiungere il numero 4 del mondo, collezionando 452 vittorie, 12 titoli e oltre 26 milioni di dollari in premi.

Jaramillo ha aperto la sua missiva con un vivido ricordo ambientato all'Ariake Colosseum.

In quell'occasione, un giovane Nishikori appariva visibilmente nervoso, con i piedi che sembravano inchiodati al terreno. Il tecnico, nel tentativo di scuoterlo, provò a incitarlo gridando nel suo giapponese ancora incerto: «Ashi o ugokashite!», che significa «muovi i piedi!». La risposta di Nishikori, in un inglese sorprendentemente perfetto, fu secca e risoluta: «Be quiet! I know what I am doing!» (Stai zitto! So cosa sto facendo!). Il coach, con un tocco di umorismo, ricordò di aver pensato che, almeno, le lezioni di inglese stavano dando i loro frutti.

Gli anni della formazione e il sostegno della Morita Foundation

Nel commosso ricordo di Jaramillo, Nishikori giunse in accademia con un grande sogno e una borsa di studio fondamentale, garantita dalla Morita Foundation.

Questa istituzione, guidata da Masaaki Morita, si fece carico di tutte le spese per l'istruzione, gli allenamenti e i tornei negli Stati Uniti fino al compimento dei 18 anni del giovane atleta. Sebbene la fondazione potesse coprire gli oneri economici, non poteva certo alleviare la difficoltà della lontananza dalla famiglia, l'impatto con una lingua completamente nuova e una quotidianità in cui persino un gesto semplice come ordinare il pranzo poteva trasformarsi in una vera e propria avventura.

Il suo percorso di crescita comprendeva lunghe ore trascorse in campo, intense sessioni di ripetizioni, una rigorosa preparazione fisica e, non da ultimo, la scuola. L'istruzione, infatti, era parte integrante dell'impegno assunto dalla fondazione: un buon diritto non era sufficiente a giustificare i compiti non portati a termine.

Jaramillo ricordò anche un episodio significativo: l'arrivo all'aeroporto di Narita dopo ben 17 ore di volo. Nishikori era stanco, spettinato e con la camicia stropicciata. Ad attenderlo, però, c'erano i giornalisti. A una domanda breve rispose con un semplice «Hai», a una lunga ancora «Hai», e poi di nuovo «Hai». Da quel momento, scrisse il tecnico, maturò la consapevolezza che era indispensabile preparare il giovane atleta anche all'interazione con i media e il microfono.

I successi in campo e l'apice della carriera

Il percorso sportivo di Nishikori, così come delineato nella lettera di Jaramillo, fu costellato di traguardi significativi. Tra questi, spiccano il suo primo titolo ATP, conquistato a Delray Beach nel 2008 partendo dalle qualificazioni, e la sorprendente vittoria su David Ferrer allo US Open nello stesso anno.

Seguirono poi il trionfo al Japan Open 2012, dove superò Milos Raonic davanti al suo pubblico di casa, e la memorabile finale dello US Open 2014. Fu proprio in quell'edizione che Nishikori raggiunse il suo best ranking di numero 4 del mondo, dopo aver sconfitto Novak Djokovic in semifinale, diventando così il primo uomo asiatico a raggiungere una finale Slam nel singolare maschile.