Nell'anno 2013 Equitalia ha incassato 7,1 miliardi di euro. E' tuttavia lecito chiedersi se gli importi riscossi dall'agente della riscossione attraverso le cartelle di pagamento, i solleciti, i preavvisi di fermo amministrativo oppure mediante la speciale procedura di pignoramento diretto effettuato ai sensi dell'art. 72 bis del D.P.R. n. 602/73 sono sempre legittimi e se, quindi, ai contribuenti spetta sempre corrispondere gli importi dei pagamenti intimati.

Come verificare se sono "nulle", e cosa è possibile fare?

Prendiamo in esame due tributi molto comuni per cui Equitalia – o altro agente della riscossione, come Soget – procede alla notifica di cartelle di pagamento: la tassa automobilistica (c.d.

bollo) o sanzioni amministrative per violazione al codice della strada (c.d. multe).

Affinché Equitalia abbia titolo per notificare una cartella di pagamento, è necessario che le somme per cui procede siano state iscritte a ruolo dall'Ente creditore – rispettivamente dalla Regione per il bollo auto e dal Comune, se è una multa elevata dalla Polizia municipale – entro il termine di prescrizione.

Infatti, la l'art. 5 del. D.l. 953/82 stabilisce che "l'azione amministrativa per il recupero delle tasse sui veicoli o autoscafi si prescrive con il decorso del 3° anno successivo a quello in cui doveva essere corrisposto il pagamento". Invece, per quanto riguarda le violazioni al codice della strada, l'art. 28 della L. n. 689/1981 stabilisce che: "le somme per le violazioni al codice della strada si prescrive in cinque anni dal giorno della violazione".

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Pertanto, l'iter è regolare e la pretesa creditoria è legittima, se viene inviato prima un atto di accertamento da parte dell'Ente creditore nei termini di 3 anni per il bollo e novanta giorni (con il verbale di accertamento) per le multe; successivamente, sempre entro il terzo anno (per il bollo auto) ed il quinto anno (per le multe) deve essere notificata (con racc. a/r) la cartella di pagamento da parte di Equitalia.

Se uno di questi termini non è rispettato, è possibile impugnare i relativi atti con un ricorso: in autotutela è il contribuente che impugna autonomamente l'atto, senza ricorrere ad un legale, presentandolo ad Equitalia o all'ente creditore, oppure con ricorso in Commissione Tributaria (se si tratta di un tributo) o al Giudice di Pace (in caso di sanzione amministrativa).