Dopo la segnalazione della Confidustria, ora anche l'Associazione Artigiani Piccole Imprese di Mestre (Cgia) denuncia lo spreco di risorse pubbliche in spese che nulla hanno a che vedere con l'interesse comune. Da una recente ricerca, i cui risultati sono stati resi noti il 30 dicembre, è emerso il poco confortante dato secondo il quale del lungo elenco di imposte ambientali, tra le quali risultano il tributo per le discariche, le tasse sull'anidride solforosa, e un curioso tributo che impone oneri per i suoni degli aeromobili, solo l'1% è realmente destinato alla messa in sicurezza dei territori, il restante 99% non è ancora dato saperlo.

Lo studio dell'associazione del presidente Bortolussi per arrivare a questo dato, ha effettuato diverse analisi sui tributi a scopo ambientale degli ultimi 20 anni, da cui emerge che dal 1990 ad oggi il peso della tassazione per i contribuenti è cresciuto in pratica del doppio, dai 22 miliardi del '90 ai 44 miliardi di oggi.

Ma il vero dato significativo sta nel fatto che solo l'1% delle imposte è realmente destinato alla messa in sicurezza dei territori e dell'ambiente, scongiurando così eventi tragici come i frequenti dissesti idrogeologici che hanno colpito l'Italia negli ultimi tempi.

"Sostenere che queste tragici eventi come i dissesti idrogeologici accadono anche perché non ci sono le risorse per la tutela e la manutenzione del nostro territorio, risulta non credibile soprattutto a fronte dei 43,881 MLD di euro che vengono incassati ogni anno dallo Stato dall'applicazione delle imposte ambientali, di cui il 99% finisce per coprire altre voci di spesa. I soldi ci sono, peccato che ormai da quasi 20 anni vengano utilizzati per fare altre cose", tuona di fronte alla stampa l'attuale presidente di Cgia Bortolussi.

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Come dimenticare infatti che nell'anno che si è appena concluso, si sono verificate diverse tragedie ambientali, come quelle che hanno colpito la Toscana, le Marche, fino alle più recenti alluvioni in Sardegna ed Abruzzo? Mancare di bonificare i territori non comporta, inoltre, solo un rischio per i cittadini, ma a ben vedere corrode pienamente anche la contabilità dello Stato, e dunque il famigerato PIL, perchè non mettere in sicurezza l'ambiente oggi, significa, come consiglierebbe una saggia nonna, doverlo fare un domani al doppio della spesa; "La mancata prevenzione e sicurezza dei territori soffoca il PIL e produce debito pubblico. Si pensi che solo negli ultimi 3 mesi le diverse Regioni colpite dalla scure del dissesto idrogeologico hanno dovuto contare immensi danni all'agricoltura, alle imprese e dunque all'intera struttura economica del Paese. Bisogna cambiare la tendenza con coraggio e intraprendenza.", spiega alla stampa Gian Vito Graziano, attuale presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi.

"Per mettere in sicurezza il territorio dobbiamo essere capaci di osare, programmare, investire risorse laddove occorrono, saper spendere i fondi che abbiamo, anche quelli che l'Europa ci mette a disposizione e che spesso restituiamo perché non siamo capaci di utilizzare. La storia ci insegna che la manutenzione dei fiumi, la cura del territorio, la mitigazione dei rischi naturali producono PIL ed aiutano a rilanciare un Paese in fortissime difficoltà", spiega ancora il presidente Graziano.

Peccato, nonostante i tanti appelli, che l'attuale esecutivo nell'ultima finanziaria abbia allocato per la manutenzione dei territori fondi per un equivalente di 90 milioni da destinare ad un piano straordinario di tutela e gestione delle risorse idriche nazionali, ed altri 60 per la bonifica delle discariche abusive; l'equivalente di un bambino che tenta di raccogliere il mare con il secchiello. Si tratta, insomma, dell'ennesima occasione mancata. #Governo #Tutela ambientale