Si sente spesso parlare di tassa sui cellulari in arrivo: ma cosa c'è di vero? E a quanto ammonterebbe il tributo per ogni smartphone o decoder?

In realtà non si tratta di una tassa creata ex novo: il Decreto del 30 dicembre 2009 si limita a prevedere adeguamenti graduali di una tassa che di fatto già paghiamo, forse senza saperlo. E' un'imposta una tantum che si paga su tutti i dispositivi che possono funzionare come archivi digitali (al momento sono esclusi i tablet) di immagini, audio o video.

A destare scandalo quindi non è tanto la ratio del tributo, legato alla possibilità di disporre della copia di un contenuto audio-visivo di cui si ha già legittimo possesso, quanto il suo aumento spropositato.

Oggi si pagano pochi centesimi mentre dal 2014 per i cellulari si arriverebbe a 5,20 euro e per decoder a 40 euro. Gli importi della tassa quindi sarebbe quintuplicati. Il sospetto che più che adeguamento si tratti di un modo indiretto per colpire gli introiti mancanti causa pirateria è più che legittimo. Secondo le stime la Siae incasserebbe circa 200 milioni solo per il 2014: i consumatori italiani infatti compreranno entro il 31 dicembre di quest'anno circa 16 milioni di nuovi smartphone, 8 milioni di tablet e 10 milioni di pc (tra fissi e portatili) e Tv di ultima generazione.

Oltretutto, visto che la tassa si riferisce all'acquisto del dispositivo, alla cifra si deve aggiungere il l'Iva al 22%.

L'ultima parola sulla proposta di aumentare la tassa su smartphone e decoder spetta al ministro dei Beni, Attività culturali e Turismo, Massimo Bray.

I migliori video del giorno