La Tasi, che molto ha fatto discutere in questo periodo, tanto da far aprire una vertenza istituzionale Comuni-Governo, ha trovato finalmente la sua definizione. Il Consiglio dei ministri, presieduto dal neo premier Matteo Renzi, ha stabilito che i comuni potranno aumentare la percentuale di incidenza sull'imposta fino allo 0,8 per mille.

La soluzione avrebbe già dovuto essere stata determinata sotto il Governo Letta a fine gennaio. Ma così non fu, a causa della crisi che avrebbe portato alle dimissioni del premier Letta.

Ricordiamo che la TASI è l'imposta comunale sugli immobili che assieme alla Tari e all'Imu generano la IUC, ovvero l'Imposta Unica Municipale.

Tale imposta è costituita da tre diversi elementi impositivi: la Tari, ovvero la tassa sui rifiuti, la Tasi, appunto la tassa sui servizi indivisibili, e la vecchia Imu.

Il presupposto della TASI è il possesso di fabbricati, ivi compresa l'abitazione principale, di aree scoperte nonché di quelle edificabili, a qualsiasi uso adibiti. Chiariamo che sono escluse dalla TASI le aree scoperte pertinenziali o accessorie e le aree comuni condominiali, e che la tassa va pagata tanto da proprietari quanto da inquilini.

Per ciò che concerne la Tari sarà data facoltà ad ogni Comune decidere l'aliquota. Gli importi, pertanto da versare ai comuni potranno essere diversi da una città all'altra, da un paese all'altro.

Definita la Tasi, adesso si metterà mano al catasto, per aggiornare gli indici catastali.

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Le soluzioni prospettate vedono un passaggio dal numero dei vani, ai metri quadri dell'appartamento.

Il maggior gettito che ne conseguirà, confluirà in un apposito fondo strutturale, destinato a finanziare sgravi fiscali per le famiglie in difficoltà.