Buone notizie per circa tre milioni e mezzo di contribuenti italiani, ovvero tutti quelli interessati ogni anno dall'applicazione degli studi di settore.

Il Governo sta infatti pensando di inserire già nella prossima manovra finanziaria una norma volta all'abolizione degli studi di settore. Tale abolizione non dovrebbe però essere immediata ma graduale, fino all'approdo a nuovi modelli di compliance mirati alla verifica della fedeltà fiscale del contribuente.

Un nuovo modello nel rapporto Fisco-contribuente, quello che si sta iniziando ad intravedere, che si inserisce nel più ampio ambito della tax compliance, da qualche anno obiettivo importante dell'amministrazione finanziaria.

In tal senso si rammenta come l'Agenzia delle Entrate abbia già provveduto all'invio di migliaia di lettere ai contribuenti al fine di indicare errori od omissioni ancora ravvedibili prima dell'invio degli accertamenti fiscali.

Un nuovo strumento di compliance

Nell'ipotesi allo studio da parte del Governo, l'abolizione degli studi di settore, oltre ad essere graduale, non sarà definitiva. La vera novità consiste infatti nella trasformazione degli studi di settore da strumenti di accertamento a strumento di compliance. Previsti, inoltre, elementi volti a un sistema di premialità a vantaggio dei contribuenti con i più alti livelli di fedeltà fiscale.

Una svolta governativa

La svolta del Governo arriva dopo ventitrè anni dall'introduzione degli studi di settore. L'introduzione in Italia avvenne infatti con decreto legge 30 agosto 1993 n.

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331, convertito con modificazioni dalla legge 29 ottobre 1993 n. 427. Negli ultimi anni più volte era stata palesata, da parte delle associazioni di categoria e dei professionisti del settore, la necessità di superare un meccanismo ritenuto ormai antiquato, non in grado di rappresentare in maniera chiara ed univoca la realtà produttiva ed economica dei singoli contribuenti. Le stime dei ricavi, infatti, risultavano talvolta troppe rigide: non sempre i ricavi risultanti dall'applicazione degli studi di settore erano in grado di fotografare con veridicità la situazione economica della singola attività produttiva. In ultimo, nonostante negli ultimi anni si siano approntati i cosiddetti correttivi anticrisi agli studi di settore, la crisi economica ha radicalmente modificato numerosi settori produttivi.