Il nuovo tetto massimo previsto da un decreto ministeriale del governo sui prelievi del conto corrente è di 1000 euro al giorno e 5000 al mese; limite che vale solo per gli imprenditori. Al di sopra di tale limite, il fisco può vigilare su tali movimenti che vengono effettuati sui conti correnti, che vengono classificati come "ricavi non dichiarati".

La legge ha previsto che il contribuente è libero di effettuare versamenti in conto corrente per qualunque importo, che sia anche superiore a 3000 euro. Ma è altresì previsto che il divieto di utilizzo di contanti superiore a questa cifra non si applica nei rapporti con la banca.

I controlli fiscali

Ciò non toglie che il fisco possa fare un controllo sui conti correnti del contribuente, in qualunque momento, e con riferimento a qualunque circostanza.

In tali casi è compito del contribuente a dimostrare la fonte di tutti i redditi versati sul conto corrente. Nel caso in cui non riesca a darne prova, l'accertamento fiscale che comporta una rettifica della tassazione può dare vita a sanzioni, ma non alla definizione di un reato.

Cosa dice la giurisprudenza

La norma del decreto fiscale risulta essere alquanto generica.

Cosa che ha spinto la giurisprudenza a pronunciarsi in merito alla questione degli accertamenti sui conti correnti, sostenendo che la legge sia applicabile a tutti i contribuenti, a prescindere dall'attività professionale svolta.

Ci sono quattro sentenze della Corte di cassazione che hanno stabilito che la norma non trova applicazione per i professionisti, che sono liberi di effettuare versamenti al di sopra di controlli fiscali.

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Nel 2014 è intervenuta la Corte Costituzionale che ha eliminato i controlli fiscali per i conti correnti dei professionisti, solo con riguardo ai prelievi e non ai versamenti.

Dal 1 gennaio 2016 è stata introdotta la soglia dei 3000 euro, che si applica a tutti i contribuenti, escluso nei rapporti con le banche. I contribuenti devono comunque dimostrare i prelievi e i versamenti dei loro conti correnti, su richiesta dell'Agenzia delle entrate.

Per quanto concerne gli imprenditori, è previsto che gli importi non giustificati superiori a 1000 euro al giorno e maggiori a 5000 euro al mese devono necessariamente subire un accertamento fiscale.

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