Tra i tanti punti previsti dalla manovra finanziaria che sta finendo il giro delle Camere per essere approvata entro la fine dell’anno, c’è la nascita di una nuova imposta. Con 1° gennaio 2017, tra le imposte che gravano sui redditi viene introdotta l’Iri. Si tratta di un balzello che graverà sulle imprese, essendo l’IRI, l’acronimo si Imposta sul Reddito d’Impresa. Ecco cos’è e come funzionerà questa nuova imposta a partire dall’anno prossimo.

Di cosa si tratta

L’IRI è una imposta opzionale, cioè deve essere scelta dal contribuente, in questo caso, imprese individuali, SRL trasparenti come definite dall’Articolo 116 del TUIR e le società di persone sotto forma di SAS e SNC. L’impresa, in sede di dichiarazione dei redditi, dovrà scegliere se farsi tassare nel regime IRI o lasciare tutto come stava fino alla sua introduzione.

L’IRI è una imposta fissa del 24% che viene applicata sui redditi di impresa separati da quelli dell’imprenditore, sui quali si continuerà lo stesso a pagare l’Irpef. Viene prevista anche la deducibilità dalla base imponibile IRI delle somme prelevate dall’imprenditore che escono fuori dal computo del reddito di impresa ed entrano in quello dell’imprenditore con la tassazione progressiva prevista dall’IRPEF. Nascendo nel 2017, sarà con il Modello Unico 2018 che sarà da scegliere tra le due possibilità.

Vantaggi e svantaggi

Rendere il sistema di tassazione più distante dalla forma giuridica dell’impresa, questo l’obbiettivo che si prefigge di raggiungere il Governo con l’IRI. Si cerca di avvicinare sempre di più le piccole imprese, in qualsiasi forma giuridica esse siano state costituite ed in regime di contabilità ordinaria, alle società di capitali.

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Un modo di avere una tassazione unica per i redditi di impresa che devono essere ben distinti da quelli della persona fisica, nonostante sia anche imprenditore. In questo modo, il reddito di impresa che non è stato prelevato dall’imprenditore o non è stato diviso tra i soci nel caso di società di persone, non sarà soggetto alla più pesante tassazione sul reddito delle persone fisiche, ma su quello di impresa. Scegliendo il regime IRI, solo la parte di reddito di impresa che viene prelevato dall’imprenditore per le proprie necessità personali, saranno tassate come IRPEF, mentre per quelli che restano nell’impresa o sono in essa reinvestiti, saranno tassati in maniera fissa al 24%. Capire bene il meccanismo aiuta nella scelta, perché oltre che agli innegabili vantaggi fiscali della separazione del reddito di impresa da quello dell’imprenditore, l’IRI potrebbe non essere vantaggiosa per altri aspetti. Nelle imprese individuali, quelle che per l’imprenditore rappresentano l’unica fonte di utile, in genere, quasi tutti i soldi guadagnati nell’anno solare, vengono utilizzati dal titolare per tirare avanti.

In questo caso, trovandosi di fronte a prelievi costanti, quasi tutto il reddito di impresa rischia di confluire nella base imponibile IRPEF, rendendo poco conveniente e forse superfluo optare per l’IRI. Dal punto di vista soggettivo poi, bisogna valutare bene la situazione reddituale sia di impresa che di imprenditore, perché ove siano presenti numerose spese detraibili e deducibili da scaricare, lasciare tutto in regime IRPEF potrebbe essere più conveniente. Infine le imprese in contabilità semplificata, per poter rientrare nel regime del nuovo balzello, dovrebbero tramutarsi in una impresa in contabilità ordinaria. In questo caso, agli innegabili vantaggi di tassazione, vanno sacrificati quelli relativi alla tenuta dei libri contabili ed agli adempimenti.