La rottamazione delle cartelle potrebbe, in effetti, essere una fonte di ulteriori contenziosi, più che un'operazione semplificazione. Secondo quanto pubblicato da Il Fatto Quotidiano sul suo sito internet, infatti, se non si aderisce tra sanzioni, more, interessi legali e somme aggiuntive il differenziale con il debito originario risulterebbe abnorme. E' quanto risulta secondo Lino Ricchiuti del movimento politico denominato Popolo delle partite Iva, da un documento ufficiale dell'agenzia delle entrate - Riscossione, l'ente pubblico che ha preso il posto di Equitalia. Il documento in questione prende il nome di definizione agevolata di cartella esattoriale.

La denuncia del 'Popolo delle partite Iva'

Secondo quanto afferma Ricchiuti, un qualunque contribuente che aderisse alla definizione agevolata della cartella e avesse, ad esempio, un debito con l'erario di circa 3000 euro, potrebbe ritrovarsi a pagarne più di 8000 a causa delle somme caricate nella fase di iscrizione a ruolo ed emissione della cartella da parte di Equitalia.

E ovviamente l'effetto diverrebbe esponenziale sui debiti più consistenti.

In effetti, tra i circa 600 mila contribuenti che, finora, hanno aderito alla rottamazione delle cartelle, fa notare sempre Ricchiuti, la maggior parte lo ha fatto perché aveva importi modesti da saldare o perché cercava solo di guadagnare tempo. Ma così facendo si è danneggiata ulteriormente. Infatti, il governo vorrebbe che la maggior parte dei debiti, circa il 70%, fosse saldata entro il 2017 in massimo 5 rate che, giocoforza, sono estremamente elevate e la prima delle quali è in scadenza il 31 luglio prossimo. Attualmente la maggioranza dei contribuenti ha aderito alla rottamazione con la formula della rateizzazione. Ma se non rispetta esattamente la scadenza perderà il beneficio della rottamazione. E quindi, come fa notare il Fatto Quotidiano, l'iter ricomincerà da capo, con il contribuente che dovrà pagare somme molto alte.

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Secondo Ricchiuti ad essere sbagliato è il concetto secondo cui chi paga in ritardo è un evasore, e che viene avallato dallo Stato con questi statuizioni. Ma, in effetti, si tratta solo di persone in difficoltà. I veri evasori non ricevono controlli perché non dichiarano redditi, semplicemente.

Il pignoramento dei conti correnti senza preavviso

A peggiorare ulteriormente la situazione c'è il fatto che il nuovo soggetto riscossore ha, in effetti, poteri più penetranti rispetto alla vecchia Equitalia. O, quanto meno, utilizza in maniera più efficace gli strumenti già a disposizione nel nostro ordinamento giuridico.

E' il caso del pignoramento del conto corrente. Infatti, nel caso dei debiti erariali, la procedura del pignoramento presso terzi segue regole differenti rispetto a quelle del codice di procedura civile applicabili nei contenziosi tra soggetti privati.

Nel caso del pignoramento del conto l'Agenzia delle Entrate - Riscossione notifica l'atto al soggetto pignorato entro termini stabiliti.

E cioè, minimo 60 giorni dopo la notifica della cartella esattoriale, ma al massimo entro un anno. Se invece è già stata notificata un'intimazione di pagamento il termine massimo si riduce a 6 mesi. Oltre questi termini il pignoramento è nullo.

Con l'atto di pignoramento il conto o i conti del debitore vengono bloccati per 60 giorni, durante i quali il titolare non può effettuare alcun tipo di operazione di prelevamento o storno delle somme depositate. Trascorsi i 60 giorni senza che il debitore abbia adempiuto l'Agenzia delle Entrate trasferisce automaticamente le somme sui suoi conti.

Il conto può essere sbloccato solo in tre modi: in primis, pagando integralmente il debito. In secundis, chiedendo la rateazione del debito, ma il conto verrà sbloccato solo quando verrà fornita la prova del pagamento della prima rata. Infine, facendo opposizione al pignoramento. Ma, in questo caso, lo sblocco dipenderà dal fatto che il giudice, in sede di prima udienza, rilevi la presenza di gravi e valide ragioni per ordinare lo sblocco stesso.

Ribadiamo che l'ente di riscossione può adottare queste procedure senza alcun preavviso formale al contribuente debitore. La notifica della cartella esattoriale racchiude già al suo interno questa possibilità. Questo vuol dire che la procedura è legale e che il debitore deve attivarsi, a sua tutela, nel momento in cui la riceve.