Circa 4 milioni di titolari di Partita Iva dovranno, ancora per tutto il 2018, rispettare la disciplina fiscale degli studi di settore. Infatti, è stato approvato dalla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati un emendamento alla Manovra, in corso di approvazione, che fa slittare la loro abolizione al 1 gennaio 2019. A quella data dovrebbero essere sostituiti dagli indici di affidabilità economica. Cerchiamo di delineare le ragioni che hanno indotto il Governo a quella che, da tutti i soggetti interessati, viene percepita come una clamorosa retromarcia e di capire quali saranno le conseguenze immediate sia per i professionisti che per i loro clienti - contribuenti [VIDEO].

Le ragioni della retromarcia del Governo

C'è da dire, innanzitutto, che i primi 70 indici di affidabilità fiscale erano pronti sin dallo scorso mese di settembre. Infatti, già allora il Direttore dell'agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, aveva firmato il provvedimento interno che li costituiva. Quindi, c'erano tutte le premesse perché i nuovi indici potessero essere utilizzati da professionisti e contribuenti a partire dal periodo di imposta decorrente al 31 dicembre 2017, cioè in pratica dal 1 gennaio 2018.

Di fatto, però, ci si sarebbe accorti solo all'ultimo momento che gestire contemporaneamente questa sorta di pagelle dei contribuenti era estremamente complesso e richiedeva la messa appunto di software adeguato e di personale adeguatamente preparato, onde evitare problemi a professionisti e contribuenti simili a quelli avuti recentemente con lo Spesometro.

Da qui la decisione di rinviare di un anno la partenza degli Isa e la conseguente proroga degli studi di settore.

Questo anche perché il 2018 avrebbe costituito una sorta di periodo di transizione tra i due regimi. Infatti, su 4 milioni di partite Iva interessate al passaggio, inizialmente gli Isa si sarebbero potuti applicare solo ad 1 milione circa di contribuenti, mentre gli altri sarebbero dovuti continuare a soggiacere agli studi di settore. Ma quali sono i vantaggi del passaggio dagli studi di settore agli indici di affidabilità fiscale? Vediamo.

I vantaggi degli Isa

In pratica, gli indici di affidabilità fiscale sono uno strumento di "compliance" attraverso il quale il contribuente può valutare in maniera più attendibile, equa e trasparente, il proprio fatturato e la correttezza dei propri comportamenti fiscali ottenendo dei benefici immediati e futuri.

Infatti, i contribuenti che a seguito di questa analisi statistico - economica eseguita dall'Erario risulteranno particolarmente fedeli e affidabili riceveranno meno controlli da parte del Fisco.

E se si dovesse subire, comunque, una procedura di accertamento da parte dell'agenzia delle entrate, questa avrà a disposizione tempi più stretti per portarla a termine, riducendo quindi i disagi per il contribuente e il professionista che lo segue. Altro vantaggio derivante dal rispetto degli Isa è che a questi contribuenti non sarà richiesto l'apposizione del visto di conformità per i crediti di imposta o il rilascio di una garanzia, ad esempio una fidejussione, per i rimborsi Iva [VIDEO]. E questo fino al limite di 50 mila euro.