L'omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, oppure, la dichiarazione IVA potrebbe far aprire le porte del carcere. Nel Decreto fiscale, approvato nella serata d'ieri (166 voti favorevoli, voti 122 contrari e voto di astensione zero), è presente la norma che fa scattare la misura cautelare per i contribuenti inadempienti nei confronti del Fisco.

Omessa dichiarazione: diventa un reato che porta in carcere

Il Decreto Fiscale parte con un inasprimento delle pene diretto ai contribuenti che omettono di presentare la dichiarazione dei redditi, oppure la dichiarazione IVA. Resta da dire che i reati previsti per l'omessa dichiarazione sono stati maggiorati nel minimo, cioè la norma che prevede la pena da 1 anno e sei mesi passa a 2 anni, mentre, nel massimo la condanna passa da 4 a 5 anni.

Modifiche che rendono attuabile la misura cautelare massima, ossia l'applicazione del procedimento di custodia cautelare in carcere.

La legge opera su una previsione vista in modo molto ampio. Materialmente, però, affinché la norma sia attuabile di concreto servono le esigenze cautelari, applicabili quando è palese un rischio di reiterazione del reato, oppure nel momento in cui si corra il pericolo dell'inquinamento probatorio, infine, nel caso in cui sia evidente il pericolo di fuga dell’indiziato.

Il criterio che porta il Fisco sulle tracce dei contribuenti inadempienti

Il Fisco eseguirà dei controlli sulla presentazione delle dichiarazioni dei redditi esibita dal contribuente, nel caso di omessa presentazione, l'Amministrazione Finanziaria trasmette la denuncia di reato direttamente alla Procura della Repubblica.

La quale, dovrà accertare la presenza del reato. Nel caso in cui la Procura ritenga opportuno proseguire con maggiori indagini, può, inoltrare una comunicazione al Giudice per l'avvio delle indagini preliminari, e nel caso vi siano i presupposti innanzi elencati, attuare la misura carceraria.

C’è da dire che la misura cautelare non è un provvedimento che scatta nell'immediato, ma, è necessario che il contribuente superi il limite della soglia di punibilità, stabilito per legge a 50 mila euro, equivalente al totale dell'imposta evasa.

Inoltre, va considerata la condotta, ossia se all'atto dell'evasione era presente la "volontà di evadere" le imposte relative sia ai redditi che all'IVA.

Di conseguenza, la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi da sola nel complesso non va a integrare il reato, ma deve essere supportata dalla condotta, cioè la presenza del "dolo dell'evasione".

L'Amministrazione Finanziaria nell'accertamento della mancata esibizione della dichiarazione dei redditi, oppure della dichiarazione IVA configurabile nel reato, può integrare l'attività investigativa avviando anche il controllo delle intercettazioni telefoniche.

Dichiarazione infedele: si applicano altre misure

Nel caso il cui il contribuente presenti la dichiarazione, ma questa risulti essere non veritiera, cioè infedele, non scatta il carcere, ma subentrano altre le misure cautelari, quali:

  • divieto di espatrio;
  • obbligo o divieto di dimora in un luogo;
  • obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria fino agli arresti domiciliari.
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