Secondo un articolo del FinancialTimes, Facebook, il social network più frequentato al mondo,starebbe per subire una class action da parte di un nutritogruppo di persone con la pesante accusa, in pieno stile Data Gate, dimonitorare i messaggi privati dell'utenza, ottenendo così in seguitodati ed informazioni da condividere con le agenzie pubblicitarie diogni dove.

Nel dettaglio, i protagonisti dell'azione legale neiconfronti della società di Mark Zuckerberg, sono dueamericani, rispettivamente Matthew Campbell, originariodell'Arkansas, e Michael Hurley dell'Oregon, che accusano ilsocial network, fondato nel 2004 e che nel 2011 ha fatturato labellezza di 3,7 miliardi di dollari grazie ai ricavi della pubblicitàe delle azioni di borsa, di essere a capo di una sistemicaviolazione dei diritti di privacy dei suoi oltre un miliardo diutenti, ricavandone quindi dati, immagini ed informazioni che poisaranno, per così dire, "riciclate" in attività di marketing.

C'èaddirittura chi sostiene che Facebook sarebbe in grado di leggeremessaggi scritti dagli utenti e in seguito dagli stessi cancellati,una notizia questa che ha iniziato a circolare solo il mese scorso e che afferma l'esistenza di un nuovo strumento di raccolta dati inmano al colosso californiano in grado di leggere le frasi digitatedagli utenti e poi cancellate, senza però che siano state maipubblicate.

La ragione di Facebook, spiegano gliaccusatori, sarebbe quella di "capire perché gli utenti siauto-censurano".

Una accusa molto forte quella sostenuta da dueamericani, e a cui la giovane società americana ha già rispostofermamente, sostenendo di esserne completamente all'oscuro:"Leaccuse sono prive di fondamento e ci difenderemo con forza",fanno sapere dai piani alti della direzione del più famoso socialnetwork al mondo. Eppure, nonostante questo specifico inconveniente,non pochi sono i grattacapi per Zuckerberg: come ammesso infattidalla stessa società californiana solo nel mese di ottobre 2013,sono sempre meno i giovani che frequentano il social network,preferendogli magari altri portali come Twitter, Linkedin, Quag,Istamgram e tanti altri ancora.

A ben vedere i problemi perFacebook non riguardano solo la violazione della privacy degliutenti, ma persino la qualità e il numero complessivo dei postpubblicati, nell'ultimo anno calati verticalmente, a tutto vantaggio,come si è detto, di altri social network.

Ad infastidirel'utenza di Facebook, l'enorme scia di critiche che seguonoun post, troppo spesso volgari, prive di senso, e usate contro lapersona stessa.

Non a caso una recente ricerca del Dipartimento discienze comportamentali della Utah Valley conferma che le persone chesono solite passare la maggior parte del proprio tempo su Facebook,sono anche le più infelici e la ragione è presto data: di 400studenti intervistati "coloro che hanno utilizzato di più ilsocial network erano concordi con l'affermare che le vite deglialtri fossero migliori, considerando meno bella la propria".

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