Comodo, gratuito (o quasi), fonte di risparmio. Ci fa comunicare in modo istantaneo sul nostro smartphone senza dover fare una telefonata; ci consente lunghe chiacchierate con più persone mediante messaggini brevi e veloci, consentendo altresì l'invio di foto. Ha mandato in soffitta pure l'abitudine di inviare sms, cosa impensabile fino a poco tempo fa.

Parliamo di WhatsApp, chat di recente pure finita nelle grinfie di Zuckenberg, inventore di Facebook. Ma come tutte le tecnologie, anch'essa può creare dipendenza, come rivela uno studio finito sul The Social Science Journal.

La ricerca ha coinvolto 552 individui che utilizzano WhatsApp ed è stata condotta da Abdullah Sultan, esperto di comportamento dei consumatori presso l'università del Kuwait. Dallo studio è emerso che un utente su tre arriva ad utilizzarla anche 12 volte in un'ora.

Più della metà di essi (53%) si è dichiarato dipendente all'applicazione.

La ricerca ha anche cercato di capire che uso ne fanno tali utenti ed è emerso che essi cercano continuamente contatti con gli altri, soprattutto per svagarsi dalla monotonia del quotidiano, ma anche per ricevere informazioni su altri contatti.

Ma WhatsApp serve anche per conoscersi meglio, specie se si è alle prime fasi di una conoscenza, abbattendo così gli ostacoli spazio-temporali e raggirando la comunicazione "face to face".

Cosa che in realtà fanno un po' tutti i social.

Il paradosso di tutto ciò è che mentre il mondo "reale" sta vedendo il proliferarsi di solitudine ed alienazione, il "virtuale" vede il diffondersi dell'esigenza di comunicare con gli altri.