Gli attacchi terroristici occorsi negli ultimi anni hanno spinto i reparti civili e militari, che si occupano di sicurezza e difesa del territorio, a dotarsi di velivoli uav, comunemente noti come droni, per la ricognizione e difesa del territorio. Interessante anche l'andamento del settore sui mercati finanziari, alla luce degli ultimi investimenti per lo sviluppo di sempre più avanzate tecnologie che consentiranno ai velivoli unmanned (senza piloti a bordo) di essere costantemente in contatto con la ground station e, in alcuni casi, di agire in completa autonomia secondo le istruzioni fornite al sistema prima del decollo o durante la missione.

La corsa alla guerra tecnologica: gli sciami di droni

Negli eserciti di USA, Russia e Cina, è in uso da molti anni la tattica "Swarming Warfare", ovvero un utilizzo massiccio di diverse unità di combattimento, disposte in ordine sparso, per attaccare uno o più obiettivi, in modo simultaneo e con alta potenza di fuoco. Gli investimenti sui droni nel comparto militare procedono a ritmo serrato. Pochi giorni fa, infatti, un ufficiale sud coreano ha dichiarato che la Corea del Sud sta implementando la "Swarming Warfare" nell'utilizzo degli UAV, ovvero impiegare uno sciame di droni equipaggiati di bombe ad alto potenziale esplosivo. La disposizione dei droni in sciami più o meno numerosi è già una realtà nelle grandi potenze mondiali; ricordiamo, infatti, il test condotto qualche settimana fa in USA, ben 103 droni di 16cm sganciati da un F-18 Hornet.

La Russia, dal canto suo, ha schierato una flotta di micro droni per la ricognizione, grandi quanto una libellula. Secondo la russa United Instrument Corporation, si sta lavorando a diversi gruppi di UAV che saranno impiegati in specifici scenari operativi, in base anche alle condizioni atmosferiche.

Il vantaggio sarà certamente quello di avere un prodotto dal basso costo di produzione, facilmente rimpiazzabile e pressoché flessibile per le attività anti-terroristiche messe in campo dalle forze dell'ordine. Saranno anche in grado di trasmettere audio/video in tempo reale al fine di coordinare al meglio uomini e mezzi.

NATO: Droni "in diretta web" verso la Libia

E' di qualche giorno fa la notizia che dalla base NATO di Sigonella, a Sud della Sicilia, un drone Global Hawk (UAVGH) RQ-4 è decollato alle ore 1,30 di notte per raggiungere i 46000 piedi e dirigersi al nord della libia. Di per se, sembrerebbe un'operazione di normale routine ed invece si è appreso che la missione "non esiste" ufficialmente, e ciò con enorme sorpresa degli utenti dei siti commerciali che monitorano il traffico aereo attraverso i propri ricevitori ADS-B utilizzati anche dagli ATC (Air Traffic Controllers). Resta ancora un mistero, il motivo per cui i droni che decollano da Sigonella siano visibili online.

Italia: Droni a protezione delle città e dei summit

Per l'anniversario del Trattato di Roma, è stato previsto l'impiego dei droni per controllare la città dal cielo. Proprio qualche giorno fa a Frosinone è iniziata la sperimentazione dei droni ad ala rotante, per il controllo del territorio. I droni sono equipaggiati da gruppi ottici di elevata qualità che potranno fornire foto dettagliate di una targa automobilistica da circa 150 metri di altezza. La loro peculiarità sarà il basso rumore, la velocità e un costo di produzione e di gestione molto basso.

La forte domanda tecnologica di questo sistema di sorveglianza e difesa è diventata una delle colonne portanti di tutto il comparto aerospaziale, che può contare su importanti realtà internazionali come la statunitense Northrop Grumman Corporation, con l'RQ-4 Global Hawk, e l'italiana Piaggio Aerospace con il P.1HH HammerHead e il P.2HH

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