Ci sarebbe la Corea del Nord dietro il nuovo attacco hacker che, oltre a colpire gli USA, ha colpito oltre 150 paesi, infettando oltre 300.000 computer. L'annuncio è stato fatto dai componenti di due diverse aziende che si occupano di informatica: Symantec e Kaspersky Lab. Il ransomware che è stato diffuso si chiama wannacry ed è una tipologia di malware che chiede un riscatto ("ransom" in inglese), in cambio del "rilascio" del dispositivo che è stato infettato.

La cautela degli inquirenti

Non si ha la certezza che l'attacco hacker provenga dalla Corea del Nord, si può solo supporre che sia così. Le indagini infatti sono ancora all'inizio e non si possiedono delle prove certe sul coinvolgimento di Pyongyang in questo attacco informatico. Le supposizioni però sono avvalorate dal'utilizzo del ransomware WannaCry (da parte degli hacker nordcoreani), in altri attacchi precedenti; attacchi che hanno avuto modalità del tutto differenti da questo: le infezioni dei dispositivi avevano degli obiettivi circoscritti (Sony Pictures e Banca del Bangladesh), in questo caso, invece, il virus è stato utilizzato su larga scala.

Anche l'Europol e l'Fbi indagano sull'attacco e, come le due aziende Symantec e Kaspersky Lab ritengono sia troppo presto per esprimersi sulla colpevolezza della Corea del Nord.

Le polemiche scatenate dall'attacco informatico

Questo attacco ha anche scatenato delle polemiche, tra cui quella di Brad Smith (amministratore delegato di Microsoft), il quale ritiene che gli Stati non dovrebbero conservare dei malware così pericolosi, che poi potrebbero essere sfruttati e diventare armi pericolose.

Infatti il ransomware WannaCry è stato rubato dalla Nsa, agenzia per la sicurezza americana. L'amministratore delegato di Microsoft continua ricordando i precedenti furti di informazioni di WikiLeaks e conclude paragonando il furto del ransomware WannaCry al furto di missili Tomahawk.

Anche Disney è stata colpita dall'attacco informatico

Tra le aziende che sono state colpite dall'attacco informatico c'è Disney, la quale ha denunciato il furto della pellicola "Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar", gli hacker minacciano la diffusione della pellicola sulla rete, nel caso in cui l'azienda decida di non pagare il riscatto.

Le stime della previsione dell'incasso, solo per il primo weekend di programmazione, oscillano tra i 90 milioni e i 100 milioni di dollari, una cifra che lascia intuire quale potrebbe essere la cifra richiesta per il riscatto.

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