Si chiama Sneek la webcam in grado di controllare i dipendenti che lavorano in smart working. In un momento di emergenza in cui il Covid-19 ha costretto i lavoratori a casa, è stato necessario tutelare i datori di lavoro contro i “furbetti” del telelavoro. Ma in Italia non mancano le polemiche relative ad uno strumento che possa violare la privacy dei dipendenti all’interno del proprio domicilio. Mentre Sneek è compatibile con le leggi vigenti negli Stati Uniti e in altri paesi, in Italia si sta ancora cercando una soluzione per renderlo accessibile nonostante le normative sul rispetto della privacy dei lavoratori.

Come funziona Sneek

Sneek fa parte di un progetto anglo-statunitense che risale al 2016. In questa occasione un team di sviluppatori dell’Analog Republic ha deciso di progettare un’applicazione che potesse rendere più efficiente lo smart working, che consiste nel lavoro da remoto. Sneek funziona attraverso una piattaforma in grado di abilitare chat e videoconferenze tra due persone o gruppi. Sembrerebbe quindi una piattaforma digitale molto simile ad altri servizi di telecomunicazione quali Skype, Google Hangouts e Zoom. La particolarità di Sneek consiste però nel fatto di scattare un’istantanea dello smart-worker a ritmi cadenzati da uno a cinque minuti. In questo modo il datore di lavoro è in grado di controllare i propri dipendenti in tempi prestabiliti e costanti.

Sneek e la violazione della privacy in Italia

Sneek è uno strumento già utilizzato negli Stati Uniti, dove le leggi non vietano il controllo del lavoratore da remoto, dato che non è previsto uno Statuto dei lavoratori. In Italia le norme regolamentari sul lavoro non prevedono un controllo così pressante degli smart worker. Secondo l’esperto di diritto digitale Fulvio Sarzana, in questi casi verrebbe violato l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori relativo agli impianti audiovisivi e agli strumenti di controllo.

Inoltre in Italia è necessario verificare le norme sullo smart working che sono state introdotte in questo periodo di emergenza del coronavirus. In ogni caso sussiste una legge che può essere presa in considerazione quando si tratta di strumenti di comunicazione digitale.

Nello specifico, il Regolamento generale sulla Protezione dei dati personali (Gdpr) nega qualsiasi strumento che possa violare i diritti dell’individuo legati alla sua privacy.

Innanzitutto per rispettare tale normativa nello smart working è necessario garantire un’informazione adeguata dell’istantanea delle immagini attraverso la propria webcam. Inoltre dovrebbe valere la possibilità per i lavoratori di negare il proprio consenso ad un sistema di questo tipo. Per questi motivi Sneek rimane ancora una possibilità per lo smart working in Italia, ma non una certezza.