Il principato del Liechtenstein ha avviato una sperimentazione basata sull'utilizzo di bracciali biometrici - coinvolgendo allo scopo il 5% dei residenti - finalizzati ad individuare in tempo reale nuovi focolai di Coronavirus e a prevenire così la diffusione del patogeno. La soluzione, se fornirà risultati soddisfacenti, potrà essere replicata anche in Italia a patto ovviamente che le Istituzioni lo vogliano e che si tenga sempre a mente il problema della privacy dei cittadini.

L'ambito del progetto pilota

L'idea di fondo del progetto pilota è molto semplice: distribuire alla popolazione dei braccialetti elettronici in grado di registrare i parametri biometrici di base: temperatura corporea, battito cardiaco e frequenza di respirazione.

I parametri rilevati sono quelli che, opportunamente analizzati, possono individuare i primi sintomi del Covid-19 accelerando le procedure di monitoraggio presso le strutture sanitarie o favorendo il distanziamento sociale di tutti gli individui con parametri che possano far pensare ad un possibile contagio da coronavirus.

La tecnologia, però, non è in grado di individuare la fetta di popolazione degli asintomatici che presentano parametri biometrici entro i limiti di prevenzione. La mappatura degli asintomatici rappresenta tra l'altro un problema molto sentito dalla comunità medica italiana che nei giorni scorsi ha infatti sollecitato il ministro Speranza al riguardo.

Il possibile impiego di bracciali biometrici in Italia

Come noto, anche l'Italia si sta muovendo per l'introduzione di strumenti tecnologici in grado di aiutare i medici nella prevenzione del Covid-19, tra questi c'è l'app "Immuni" che potrebbe anche arrivare ad influenzare la mobilità delle persone nel territorio italiano.

L'ipotesi dei braccialetti biometrici sta prendendo forma anche su suolo italico, in particolare per quanto riguarda il monitoraggio delle persone più anziane, anche se un effettivo impiego è ancora molto lontano dal concretizzarsi: "E' un argomento delicato, dipende dalla volontà dei ministeri e delle agenzie di tutela della salute che accettano l'utilizzo di un apparato non medicale" ha dichiarato al riguardo all'Adnkronos Vincenzo Gullà, amministratore delegato di Aditech, un'azienda di Ancona che sviluppa software in ambito di telemedicina e che lavora già da tempo con i bracciali biometrici sia in campo sportivo che dell'industria medicale.

Il gruppo ha già progettato dei bracciali biometrici per gli anziani con l'obiettivo di monitorare il battito cardiaco ed individuare eventuali cadute, ma sul loro utilizzo, come accennato, c'è ancora una montagna da scalare dato che le Istituzioni non si sono espresse.

Gullà è comunque parso possibilista su una realizzazione in tempi brevi di un sistema basato su questa tecnologia: "Se c'è già una piattaforma digitale basta qualche giorno, il tempo di integrarla: noi siamo una delle poche aziende in Italia che ne ha una". Interessante in particolare il funzionamento di questa piattaforma: "Da lì il medico può monitorare tutti i giorni ogni sintomo, dalla pressione alla saturazione. Il trend viene tracciato su un sistema centralizzato, gestito dai medici: se inizia ad avere un problema, il sistema manda un alert a medico e utente".

La tutela della privacy

L'impiego di bracciali biometrici e la comunicazione di dati personali apre la tematica relativa alla privacy. Il Liechtenstein si è affrettato a dichiarare che la privacy dei cittadini sarà rispettata e che gli utilizzatori hanno dato il consenso all'invio dei dati ai soli fini del monitoraggio dei sospetti casi di Covid-19. L'iter sarà così celere anche in Italia o la tematica verrà dibattuta a lungo? E' ancora presto per dirlo.

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