Guai in vista per l'applicazione Zoom, che nelle ultime ore ha dovuto far fronte ad una serie considerevole di critiche provenienti da diverse tipologie di utenti, che hanno visto negata la sicurezza delle proprie conversazioni. I problemi sono sorti a margine dell'annuncio, da parte dei ricercatori sulla sicurezza di Citizen Lab, di alcune chiamate dei fruitori della piattaforma che erano stato incredibilmente instradate attraverso la Cina.

Pronta la smentita da parte dell'azienda, che ha provato a dare la propria versione sul problema improvvisamente sorto: a rendere ancor più delicata la situazione è la necessità di milioni di persone che, a causa della pandemia di coronavirus e nel rispetto delle restrizioni imposta dai diversi Governi, sono costretti a restare e lavorare da casa, magari utilizzando proprio i benefici di Zoom, una piattaforma di video conferenza, disponibile anche su Android e altri sistemi operativi, che fa il proprio lavoro in maniera egregia.

I dettagli della privacy violata di Zoom

In particolare, stando a quanto affermato dai ricercatori del Citizen Lab, alcune chiamate effettuate ad esempio nell'America settentrionale potrebbero essere state instradate attraverso il colosso asiatico, negando le più elementari norme di sicurezza. Analogo discorso anche per quanto riguarda le chiavi di crittografia che dovrebbero avere il compito di proteggere le chiamate degli utenti.

Già era nota a molti la circostanza che Zoom nelle videochiamate effettuate attraverso la propria piattaforma non utilizza assolutamente la sicurezza della crittografia end-to-end, sebbene l'azienda abbia più volte affermato il contrario. Il che comporta che la società non solo ha accesso alle chiavi di crittografia ma può paradossalmente accedere ai contenuti delle chiamate.

Questo potrebbe irrimediabilmente mettere a rischio la privacy di milioni di utenti, che non verrebbero assolutamente tutelati in questo caso.

Possibili accessi delle autorità cinesi nelle chiamate Zoom

A rendere ancor più terrificanti i contorni della vicenda sono anche i possibili accessi da parte delle autorità cinesi nelle chiamate Zoom: sebbene Zoom abbia affermato in passato di aver attivato tutte le procedure per proteggere gli utenti ed impedire qualsivoglia tentativo di accesso non autorizzato a qualsiasi contenuto che, nel corso delle diverse sessioni, gli utenti condividano attraverso la piattaforma, non vale lo stesso discorso per le autorità cinesi, che potrebbero chiedere in qualsiasi momento alla società la consegna delle chiavi di crittografia dei suoi server per decodificare il contenuto delle chiamate.

In un simile scenario, l'azienda di Zoom corre ai ripari e ammette che farà di tutto per aumentare la capacità del suo server per consentire ad un aumento spropositato di utenti che, nelle ultime settimane, stanno affollando la piattaforma, complice anche l'emergenza epidemiologica mondiale senza precedenti.

La mossa di Zoom: no a chiamate backup in caso di congestione

Ma vi è di più: Zoom annuncia anche che, in caso di congestione della rete, circostanza alquanto prevedibile, considerata la contemporanea presenza di milioni di persone sulla piattaforma, relegate da diverse settimane a casa, ai client viene fornito un elenco di data center che rientrano nella propria aera geografica, in modo tale da impedire l'accettazione da parte dei data center cinesi di chiamate provenienti altrove.

In poche parole, come affermato anche dal CEO Eric Yuan di Zoom, le chiamate europee ad esempio resteranno nel proprio continente, contattando il proprio data center anche quando i picchi di traffico sono elevati. Una sicurezza maggiore per quanti utilizzano la piattaforma non solo per vicissitudini strettamente personali e per la condivisione di momenti, ma anche per quanti invece ci lavorano.

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