The Elder Scrolls IV: Oblivion Remastered ha dimostrato che riproporre vecchi titoli con una grafica aggiornata possa essere più di una semplice operazione nostalgica: il titolo è stato giocato da oltre quattro milioni di giocatori in soli tre giorni dal lancio (oltre nove milioni al 27 luglio), con punte di 180.000-200.000 utenti in contemporanea su Steam.

Nonostante il grande successo, molti gamer e critici continuano a lamentarsi del fenomeno del content recycling, accusando le grandi software house di proporre idee vecchie.

Nonostante le critiche, remaster e remake hanno spesso successo

Che le remaster piacciano o meno, è difficile ignorarne i risultati: lo dimostra in modo eclatante il titolo di Bethesda, uscito per la prima volta nel 2006.

Oblivion Remastered sfrutta le nuove tecnologie dell'Unreal Engine 5 (Lumen e animazioni next-gen) per offrire una grafica al passo coi tempi. Le meccaniche di gioco non sono state modificate (salvo qualche aggiornamento minore per migliorare la qualità della vita dei videogiocatori), ecco perché Bethesda parla di remaster e non remake.

Il risultato del titolo di Bethesda non è un caso isolato: Final Fantasy VII Remake ha venduto oltre sette milioni di copie; Resident Evil 2 Remake ha superato quota 15 milioni, mentre Resident Evil 4 Remake è arrivato a nove milioni.

Persino la collezione Final Fantasy Pixel Remaster, titoli in art pixel degli anni '80 e '90, ha superato 3 milioni di unità vendute. Infine Grand Theft Auto: The Trilogy - The Definitive Edition ha venduto oltre 10 milioni di copie.

I numeri parlano chiaro: i giocatori sono disposti ad acquistare versioni aggiornate dei videogiochi che hanno amato, se la qualità è all'altezza delle aspettative.

Gamer e recensori criticano il content recycling

Accanto ai numeri da record, il fenomeno è oggetto di critiche crescenti da parte di alcuni giocatori, sviluppatori e stampa specializzata. Il termine content recycling è diventato una lamentela ricorrente nei forum, nei social e persino sulle testate internazionali.

Il lancio di Oblivion Remastered ha messo in ombra le produzioni degli sviluppatori indipendenti: in un'intervista rilasciata a PC Gamer, Mike Rose, produttore dello strategico Starless Abyss, ha spiegato come queste uscite penalizzino i progetti più piccoli. Anche FandomWire ha affrontato la questione, descrivendo le remaster come "operazioni che schiacciano gli studi minori" e indicando proprio Oblivion come esempio del potere comunicativo dei grandi publisher sui team indipendenti.

In un articolo pubblicato da COGconnected, l'autore descrive l'attuale era dei remake come una "golden age a doppio taglio", capace sì di offrire esperienze visivamente appaganti dei grandi classici, ma anche di generare stagnazione creativa.

Windows Central ha evidenziato come il successo di Oblivion sia arrivato nonostante le critiche su problemi tecnici, bug persistenti e performance instabili, mettendo in discussione la reale qualità del prodotto rispetto alla sua enorme visibilità.

Insomma, se da un lato remaster e remake permettono di riportare alla luce grandi classici e di renderli accessibili a videogiocatori più giovani, dall'altro rischiano di ridurre l'innovazione. Finché i numeri continueranno a premiare il passato, sarà difficile per i grandi publisher puntare al futuro. Tra le voci più attente e indipendenti però, il malcontento cresce di anno in anno.